Horror

THE STRANGERS: PREY AT THE NIGHT

Titolo OriginaleThe Strangers 2: Prey at Night
NazioneGran Bretagna/U.S.A.
Anno Produzione2018
Genere
Durata85'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Nel tentativo di risolvere una crisi familiare, una coppia decide di trascorrere alcuni giorni in campeggio assieme ai due figli. Tuttavia un trio di assassini ha preso di mira il posto e ucciso i gestori, preparandosi ad accogliere la famiglia per scatenare un gioco sadico.

 

RECENSIONI

Tra i nomi, non molti purtroppo, che vale la pena seguire nella scena horror contemporanea, possiamo certamente annoverare Bryan Bertino. Classe ’77, il regista americano si divide come tanti tra regia, scrittura, produzione; negli ultimi anni sono almeno tre i titoli che lo riguardano e che sono da ricordare: il gotico February – L’innocenza del male (solo prodotto), l’escursione teorica di Mockingbird e l’esordio The Strangers. Da oggi alla lista possiamo decisamente aggiungere questo The Strangers: Prey at Night, sequel del primo film di Bertino affidato alla regia di Johannes Roberts (regista inglese, alle spalle l’interessante 47 metri e diversi horror misconosciuti forse da recuperare).
Prey at Night si rivela un secondo capitolo esaltante, superiore al primo film di cui recupera il soggetto minimale: una famiglia in crisi diventa bersaglio della violenza gratuita e divertita di un trio di anonimi killer, un uomo e due donne mascherati che formano specularmente un altro nucleo familiare, padre, moglie e figlia, assetati di sangue e adrenalina. Se nel primo The Strangers avevamo una coppia sul punto di lasciarsi dopo una proposta di matrimonio andata a vuoto, Prey at Night raddoppia i suoi protagonisti riscrivendo la storia attorno al rapporto genitori-figli, legame messo alla prova da dinamiche adolescenziali che non ci vengono chiarite. Ancora una volta quindi una crisi interna si rovescia in un orrore piovuto dall’esterno, come se le falle nel sistema istituzionale della famiglia possano in qualche modo permettere l’irrompere di un caos che non si riesce più a confinare oltre le mura domestiche. Ma l’home invasion che normalmente fa da base a questo tipo di meccanica esplode con Prey at Night in un gioco a nascondino nell’intero camping, foresta deserta di bungalow e roulette immerse nel buio. Qui saranno proprio quei legami famigliari a determinare una messa in discussione dei classici ruoli slasher, favorendo un ribaltamento di prospettiva comunque tutto interno al genere ma esibito con consapevolezza e valorizzato da uno stile registico formidabile.

Tra lenti zoom che affondano in un’oscurità acida e pastosa, inquadrature dilatate di corpi sconquassati dalla paura e profondità di campo che valorizzano la dimensione prospettica dell’orrore, Prey at Night regala un’esperienza visiva davvero rara nel cinema di genere contemporaneo. Roberts e Bertino evitano le soluzioni oggi più canoniche e abusate – movimenti di macchina e montaggio convulsi, ripetuti jump scares – preferendogli un approccio compositivo che mira a contenere l’orrore sempre all’interno dell’inquadratura. Che sia un’ombra in profondità, un rapido movimento emerso dal buio o il semplice, progressivo avvicinamento di una minaccia mortale, Prey at Night gioca a carte scoperte con lo spettatore, scambiando la sorpresa con la lenta costruzione stilistica, lo stratificarsi di suggestioni visive e sonore che esplodono poi in magnetiche sequenze di violenza, giocate sul contrappunto visivo-sonoro con un’efficacia e una pertinenza emotiva rare. Si pensi ai ribaltamenti costanti della sequenza in piscina, dove sotto le note di Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler assistiamo ad una lotta per la sopravvivenza perfettamente iscritta nei recinti stilistici del cinema americano, e in particolare di quella stagione orrorifica e disturbante che tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta si apprestava a scatenare le mostruosità del proprio tessuto sociale infrangendo la sua patina ultrapop fatta di neon e superfici luccicanti. Prey at Night è un film che sembra emergere da un fendente del primo Michael Myers, forse un figlio carpenteriano evaso dalla notte delle streghe. Di certo, ad oggi, il miglior horror uscito nelle sale in questo 2018.