Horror

THE MESSENGERS

TRAMA

La famiglia Solomon si è appena trasferita da Chicago in una fattoria del North Dakota; neanche il tempo di sfare le valigie e Jess, sedici anni, inizia ad avvertire “strane presenze”. Volano i corvi, crescono i girasoli e nessuno continua a credere alla ragazza.

RECENSIONI


I fratelli Pang sbarcano in America e si arruolano al servizio delle major: se anche le prove migliori allungavano dubbi sulle loro effettive capacità a partire da The Eye, cult quasi incomprensibile, The Messengers è il film della disfatta.
La coppia conosce Hitchcock e vuole sottolinearlo; la citazione costante è per Gli Uccelli, impastata con il terrore dello spazio aperto e la sinistra prospettiva affogata nel verde. Incontrando Shyamalan e lo standard medio orientale, i registi fanno anche peggio: tentano di prendere il proprio stile e applicarlo al botteghino internazionale in ogni fotogramma. E’ singolare come due autori di Hong Kong si trovino a manipolare una simbologia squisitamente americana: il mito del contadino, il calore famigliare, la seconda possibilità, la voglia di ricominciare. E la tendenza conferma inequivocabilmente come l’alterazione consapevole dei propri connotati ammazzi brutalmente ogni spunto di vago interesse, il pasticcio è servito: ogni momento thriller è costruito sulla successione tra silenzio e boato, ogni curva narrativa largamente prevista, ogni frase preannunciata dalla precedente. Il colpo a sorpresa finale, giocato sullo scambio di ruoli Bene/Male, e la parentesi spiegazionista che rivela un antico bagno di sangue fanno il resto. Tutta la furbizia dell’operazione, tra volti americani medi alla ricerca della razza perfetta, sta nella breve apparizione di William B. Davis: l’attore, nella parte dell’elegante Black Man fugace e onnisciente, rifà esattamente il misterioso fumatore di The X-Files. Alla disperata ricerca di corrispondenze i Pang cercano di solleticare una fetta di pubblico televisivo, ma cadono presto nel ridicolo involontario.
Oxide Pang ha dichiarato: Il nostro stile è molto legato al silenzio, perché siamo convinti che i momenti di terrore vengano sempre da qui. La paura è quando si è soli in una stanza assolutamente tranquilla. Non c’è bisogno dell’effetto pioggia o che la luce vada via, e non vogliamo che succeda di notte.
Interessante. Solo sulla carta.