Commedia

THE MASK

NazioneU.S.A.
Anno Produzione1994
Genere
Durata105’

TRAMA

Un impacciato impiegato di banca trova, nel fiume, una maschera dai poteri magici che lo trasforma in un eccentrico personaggio da cartone animato con la faccia verde.

RECENSIONI

Partendo da un fumetto, passando per la screwball comedy, i cartoni Warner Bros e il seminale Chi ha Incastrato Roger Rabbit (la frizzante, esordiente Cameron Diaz è la Jessica Rabbit di turno), l’opera di Charles “Chuck” Russell cavalca i sempre più perfezionati effetti speciali digitali (immancabilmente, della ILM di George Lucas) per realizzare il sogno impossibile di un live-action con le follie animate di Tex Avery. Le apparizioni di ‘The Mask’ sono il piatto forte, con la fantasia a ruota libera e la trasgressione totale delle leggi fisiche, per un divertimento intelligentemente insano. Da zero a mito gli occhi fuori dalle orbite, la lingua srotolata (anticipata da Maurizio Nichetti nel suo Volere Volare) e tutto l’arsenale a disposizione del neodivo-comico Jim Carrey, perfetto per una parte “di gomma”. Russell proviene dalle fila di Roger Corman e dall’horror pagliaccesco (Nightmare 3 e Blob) e non manca, quindi, di replicare anche lo spirito crudele dei modelli animati: è stato tacciato di inutile violenza in un prodotto per famiglie. La sceneggiatura, invece, si barcamena fra convenzioni (il solito nerd clark-kentiano che ha la rivalsa con Jekyll e Hyde) e qualche colpo di genio, soprattutto quando, ironicamente, trasgredisce i canoni della donna fatale e di quella acqua-e-sapone, che si scambiano di ruolo e non tutto procede come ci si aspetterebbe. Il film è anche, per metà, un musical, con coreografie e musiche da Cotton Club (c’è anche la “Minnie” di Cab Calloway in versione House), per godibili rumba e swing. Il pizzico di psicologia mascherata da morale (o viceversa) non guasta: in noi convivono tutte le maschere che produciamo, sono comunque un riflesso dell’Io più profondo. Unico difetto narrativo: privilegiare la demenzialità allo stupore dell’eccezionale in contesti semi-realistici. Se il trucco del bacio nel finale appare debole, sono degni di nota la scena della perquisizione delle tasche della “Maschera” e il cane Milo.