Avventura, Azione, Spionaggio

THE KING’S MAN

Titolo OriginaleThe King's Man
NazioneU.K., U.S.A.
Anno Produzione2021
Durata131'
Trattodal fumetto The Secret Service di Mark Millar e Dave Gibbons
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, in Gran Bretagna, un’organizzazione segreta dei peggiori tiranni e menti criminali della storia punta a controllare e influenzare i sovrani per destabilizzare i loro governi, creare conflitti e assumere il potere. Solo un uomo potrà tentare di fermarli prima che sia troppo tardi. Da qui nascerà un’agenzia di intelligence segreta e indipendente che avrà la base in una sartoria di Saville Row, a Londra.

RECENSIONI

Come da regola di ogni saga che si rispetti, arrivati al terzo capitolo si torna alle origini. Nel caso specifico non tanto del protagonista, in quanto già sviscerate con il primo film, ma della agenzia dei servizi segreti britannici Kingsman, di cui abbiamo modo di capire come e quando è nata. L’occasione permette di ricominciare da zero, facendo tabula rasa di tutto il cast ma restando fedeli all’action di spionaggio che, per l’occasione, si contamina di una spassosa ucronia. Ce lo ha insegnato Quentin Tarantino a partire da Bastardi senza gloria, la Storia si può cambiare perché, in fondo, è solo un film e pensare a come potrebbero essere andate le cose al di là di quello che ci è stato tramandato è liberatorio e offre innumerevoli spunti di divertimento. Il tutto senza dimenticare l’umanità dei personaggi, con l’amore di un padre che cerca di proteggere il figlio dai pericoli della vita dopo averlo promesso alla moglie in punto di morte; nel periodo storico in cui è ambientata la vicenda (agli albori della Prima Guerra mondiale), soprattutto evitandogli di andare in prima linea a combattere. Il film, molto articolato e ricco di personaggi, inevitabilmente non tutti approfonditi, si compone di tre lunghi raccordi, più un prologo, ambientato durante la Seconda guerra boera, e un epilogo, nei titoli di coda, che apre la strada a un possibile seguito (dipenderà ovviamente dagli incassi).

L’incontro con Rasputin, monaco libidinoso e carismatico interpretato da un irresistibile Rhys Ifans, è forse il momento più godibile del film, con un corpo a corpo sui generis che combina ballo, arti marziali e battute taglienti. La parte centrale evolve in un war-movie che rimanda al 1917 di Sam Mendes, il ritmo si allenta, la tensione emotiva sale e un colpo di scena spariglia le carte rilanciando il film. La lunga sequenza finale, ambientata sulle highlands scozzesi, porta poi l’avventura al suo culmine, mentre la narrazione ha in serbo ancora sorprese. Matthew Vaughn attinge a un immaginario pop e si diverte a giocare con la Storia e il mito di James Bond, il cui fantasma aleggia su arredi e costumi molto british, trovando supporto nelle non casuali scelte di casting (Ralph Fiennes è il capo di Daniel Craig nell’ultima trilogia e Gemma Arterton è stata una Bond Girl), ma anche nell’ironia sottile che consente battute fulminanti (“Sono inglesi o camerieri?"). Nel calderone che ne deriva c’è posto, un po’ sacrificato, anche per Mata Hari e l’illusionista austriaco Erik Jan Hanussen ed è lo stesso attore (Tom Hollander) a interpretare i tre sovrani, peraltro cugini somigliantisi tra loro, coinvolti nella Prima Guerra Mondiale (Giorgio V, lo Zar Nicola II e il Kaiser Guglielmo II). L’intento non è né di riscrivere la Storia, né di irriderla o di assumere un punto di vista critico, provocatorio o ideologico, ma shakerare il noto, senza prendersi troppo sul serio, al solo scopo di divertire. Se si sta al gioco, e arrendersi alla seduzione dello schermo non è difficile, il film intrattiene e diverte.