Comico

THE INTERVIEW

Titolo OriginaleThe Interview
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2014
Genere
Durata112’
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Dave Skylark e il produttore Aaron Rapaport propinano un programma televisivo di pettegolezzi sulle star: scoprono che il dittatore della Corea del Nord, Jong-un Kim, è un loro fan ed ottengono un’intervista esclusiva nel suo paese. La Cia chiede loro di ucciderlo.

RECENSIONI

Comune denominatore di gran parte del cinema demenziale degli ultimi dieci anni (da sceneggiatori e produttori esecutivi), Seth Rogen ed Evan Goldberg, dopo l’esordio registico con Facciamola Finita, mantengono il vezzo dei camei illustri ma percorrono il solco di una più convenzionale, idiota, commedia d’azione: in un profluvio di tentativi, poche le scene divertenti (il prologo con ode angelica/demoniaca al leader; la battuta “Usate Skype!” ai coreani incontrati in un luogo sperduto; l’orgia da film porno per evocare il modo con cui uccidere il dittatore; lo starnuto con cerotto avvelenato; il missile nell’ano con “supporto vocale” dell’agente Cia), qualche svista logica (Skylark lasciato libero di esplorare i dintorni della fortezza), scatologia e becerume sessuale spesso gratuiti (se si dice che Jong-un Kim non defeca e parla con i delfini, gli autori se ne fregano dei delfini), ed un racconto che pare lo spin-off di Team America, sia per l’ascendente degli stilemi splatter-trash della casa di produzione Troma (dalla morte di un coreano fra vomito e sangue, alle dita mozzate con varie occorrenze rettali nella parte finale), sia per il focus sul dittatore della Corea del Nord (nel film di pupazzi di Trey Parker era il padre di Jong-un Kim: entrambi canzonati per essere finti antiamericani). Si parte dalla parodia, con aggiunte da film di spionaggio e d’azione violenta, del citato Frost/Nixon di Ron Howard, passando per la coppia protagonista del serial The Newsroom: Frost è l’entusiasta e fatuo Skylark di James Franco (recitazione esasperata: troppe faccette buffe); Nixon è Randall Park, immortalato dal bel ralenti esplosivo della “Firework” di Katy Perry nel finale, uomo pericoloso al potere, con turbe legate alla figura paterna, che due inetti devono fermare. Filmetto comico come tanti, ricco di eventi, giochi di parole, citazioni e doppi sensi (fuori doppiaggio), che ha ottenuto una fama al di là dei propri meriti, nel momento in cui i due registi hanno deciso (furbo marketing? Atto politico?) di burlarsi di una figura esistente, attirando le sue ire e quelle degli estremisti “Guardians of the Peace”, che sono entrati nei database della Sony rubando il film (ed altro) prima di un’uscita che la casa di produzione, anche per le minacce di morte, ha cancellato. Petizioni varie gli hanno ridato visibilità.