Animazione

THE DREAMS OF JINSHA

Titolo OriginaleMeng hui jin sha cheng
NazioneCina
Anno Produzione2010
Durata85'
Montaggio
Scenografia

TRAMA

In una notte misteriosa il giovane Xiao Long viene trasportato indietro nel tempo e si ritrova nel regno di Jinsha. Qui conosce la principessa Hua’er e un elefante Dio della foresta. La misteriosa tavoletta di giada che Xiao Long porta appesa al collo si rivelerà determinante per combattere un destino avverso e minaccioso.

RECENSIONI


L'idea è quella di fondere Storia e storie attraverso un lungometraggio a cartoni animati in grado di competere con il livello, qualitativamente molto alto, del cinema di animazione americano e giapponese. Dati i risultati, la Cina sembra avere ancora molto da imparare. Il protagonista è un ragazzino che si trova magicamente trasportato indietro nel tempo di ben 3 mila 500 anni, nel regno di Jinsha. Ad accoglierlo, una giovane principessa immersa in una natura rigogliosa, un popolo pacifico e una misteriosa forza oscura che rischia di distruggere per sempre la fiorente civiltà.


Le opportunità offerte dal soggetto sono molteplici: il passato da non dimenticare per vivere pienamente il presente, la capacità di superare gli egoismi personali in nome di un bene comune, la forza della solidarietà, il coraggio necessario per affrontare le decisioni difficili. Purtroppo la parte centrale, quella che in teoria dovrebbe sviluppare le premesse dando solidità al racconto, si limita a dilatare oltremodo la situazione di partenza procrastinando l'entrata in scena dell’entità malvagia (il solito mostricione, affidato per l’occasione a una computer grafica davvero penalizzante) senza, però, sufficiente carburante narrativo. I personaggi, infatti, sono appena abbozzati e i conflitti, sulla carta devastanti, finiscono per risolversi nell’ovvio.


Anche i consueti personaggi di contorno, spesso vera forza dei cartoon, sono affidati, come da must del genere, ad animali (l'elefante Dio della Foresta, la Tigre da soma, il cagnolino birichino), ma non strappano alcuna risata, raccolgono una modestia simpatia e non sfoggiano sufficiente carisma. Così come appare scolastica la maturazione del protagonista dopo l’avventura vissuta, a inizio film maleducato (schiaccia con la bicicletta la frutta caduta a un passante), nel finale invece saggio (ancora frutta per strada ma questa volta consegnata al legittimo proprietario). Lo smaccato spirito didattico, una sceneggiatura semplicistica e un'animazione piuttosto legnosa impediscono quindi al film, nonostante contrasti cromatici d’effetto, di trovare l’ampio respiro delle ambizioni.