Drammatico

THE DISCIPLE

NazioneIndia
Anno Produzione2020
Durata128’
Sceneggiatura

TRAMA

Sharad Nerulkar ha consacrato sé stesso a un obiettivo: diventare un interprete della musica classica indiana. Una ricerca che dura tutta la vita, in cui solo pochi riescono. Iniziato dal padre a una tradizione millenaria, insegue il suo sogno con sincerità e disciplina, impegnandosi incondizionatamente nel suo percorso artistico. Cercando strenuamente di padroneggiare la sua arte ai massimi livelli, Sharad si fa strada all’interno dei misteri e dei rituali sacri delle leggende musicali del passato. Ma con il passare degli anni, Sharad dovrà confrontarsi tanto con la complessa realtà della vita nella Mumbai contemporanea, quanto con il percorso che ha scelto, che lo condurrà a trovare la sua voce autentica nella musica e nella vita stessa.

RECENSIONI

Non è per sciovinismo o per cieco amor di tradizione che The Disciple - nuova immersione nel mondo della musica indiana per Chaitanya Tamhane, ma questa volta senza il côté legal thriller del precedente Court - fa risuonare quasi ininterrotte per le sue oltre due ore di durata le antichissime, avviluppanti armonie dell’Indostan, e le contrappone allo stridore delle sue derivazioni pop. Così come non è nell’ottica di una reprimenda o di una denuncia alla corruzione dei tempi moderni che la parabola di Sharad Nerulkar, aspirante maestro di musica classica indiana, si configura come un totale fallimento. In contrasto con una nutrita tradizione di geni incompresi ed epigoni nostalgici di un mondo scomparso, Sharad fallisce, semplicemente, perché gli manca il talento: la sua è la storia di un moderno Giobbe indiano, di una fede di cui testare i limiti, di un’abnegazione - al suo sogno musicale, ma anche al guru di cui resta perenne discepolo - che si consuma nell’umiliazione. Tamhane, per quadri ostinatamente statici, filma l’inesorabile progressione di piccoli fallimenti quotidiani, ma nel contempo affonda il suo discorso in una discrasia più grande: quella tra un animo turbato e un canto che dovrebbe essere emanazione di un equilibrio profondo, tra un uomo invischiato nel traffico di Mumbai e una musica che codifica un sistema di valori, sustanziando una cosmogonia ancestrale.