THE AVENGERS – AGENTI SPECIALI

Titolo OriginaleThe Avengers
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1998
Durata88’

TRAMA

Londra: qualcuno s’impossessa dei segreti per controllare artificialmente il clima. L’agente segreto John Steed è aiutato nelle indagini dalla responsabile del progetto trafugato.

RECENSIONI

La serie inglese di culto "Agente speciale", creata agli inizi degli anni sessanta da Brian Clemens, è passata sotto la stessa pressa hollywoodiana che aveva stravolto Il Santo: a corto d'idee ed in fase parassitaria, i produttori della Mecca del Cinema raschiano il fondo del barile del passato per riproporre, con mutate forme, la manierata e remunerativa formula "effetti speciali/azione/ironia", veicolata da un racconto fumettistico e puerile. Ad onor del vero, è apprezzabile il tentativo di "caricare" l'eccentricità dell'originale (gli orsi giganti di peluche!), alla ricerca di una dimensione fuori del tempo, con il gusto per l'assurdo e le situazioni bizzarre. Peccato che si sfiori più volte il kitsch ed il ridicolo: colpa d'una mediocre regia, senza talento visionario e senza sottigliezze nell'umorismo. "The Avengers" meritava d'essere riesumato da teste, capitali e humour inglesi, di giocare in casa per tentare di replicare quella proverbiale tensione erotica che si stemperava nel paradossale, non di esaurirsi con facili battute a doppio senso sessuale. Meritava d'essere figurativamente e creativamente aggiornato, per ritrovare quella veste rivoluzionaria, fra stilizzazioni pop, spirito stravagante e inversione dei ruoli di genere (lei guerriera ed aggressiva, lui mite e ricercato). Jeremiah Chechik non fa che scimmiottare l'originale, ostentando solo un budget più alto: la stessa idea del palazzo alla Escher (i giochi di prospettiva) è scopiazzata pari pari da un episodio della serie di allora. La sceneggiatura di Don MacPherson è d'una semplicità disarmante, buona forse per un episodio di mezz'ora di un serial televisivo, non per "il" cinema: il suo racconto finisce anche per assomigliare di più ad uno scadente 007 (casuale la presenza di Connery/Bond?). I due protagonisti, lasciati a loro stessi, fanno rimpiangere l'alchimia che s'era creta fra gli "originali" Patrick Macnee e Diana Rigg: quella di Fiennes non è la tipica flemma inglese, è una sindrome da imbalsamati.