Drammatico

TEMPETE

Titolo OriginaleTempête
NazioneFrancia
Anno Produzione2015
Durata89'

TRAMA

Nel nord della Francia, la difficile esistenza di un padre separato, costretto a dividersi fra il lavoro di pescatore e l’affetto per i figli adolescenti.

RECENSIONI


E’ la storia vera del pescatore Dominique Leborne, incontrato per caso durante un viaggio sulla costa atlantica, ad aver incantato Samuel Collardey, che battezza il suo terzo lungometraggio con il medesimo titolo – Tempête – di un cortometraggio del 2004, cui aveva collaborato come direttore della fotografia.
La tempesta è quella che Dom, trentaseienne allevato per seguire le orme paterne, deve affrontare durante le lunghe notti sul peschereccio dov’è imbarcato, nel Nord Europa, con solo una cerata gialla a fare da schermo alle raffiche di vento e pioggia. Ma c’è un’altra tempesta che lo aspetta, a casa. Separato dalla moglie, Dom ha due figli adolescenti – Matteo, cui vorrebbe insegnare il mestiere, e Mailys. Dom è un padre divertente e un po’ irresponsabile. Quando Mailys, a sedici anni, resta incinta, Dom si ritrova di fronte a un bivio. Trovare un lavoro che gli consenta di frequentare i figli più di una volta ogni quindici giorni, o perderne l’affidamento. Fra pastoie burocratiche e difficoltà economiche, la strada per cambiare vita si rivela tutta in salita.

Mettendo insieme questo materiale grezzo – la storia vera della famiglia Leborne per come gli è stata raccontata da Dominique – Collardey costruisce un’ordinata docu-fiction, nel segno di un certo realismo d’Oltralpe. A conti fatti, l’elemento più originale è che sono gli stessi Leborne a interpretare, coraggiosamente, se stessi. Con uno stile sempre controllato, senza sussulti, Collardey pedina il suo protagonista non professionista, idealmente presente in ogni inquadratura, dal prologo irlandese al finale in mare aperto, chiudendo il cerchio sul suo sguardo fiero.
Quel che ne esce è un quadro schietto e anti-retorico della vita nell’estrema periferia francese, un orizzonte spartano e ancorato a mestieri tradizionali, come la pesca o l’agricoltura (al centro del precedente L’apprendista). Un mondo di persone semplici e avverse ai cambiamenti, in cui il mestiere del pescare passa di padre in figlio, e il sogno di comprare una barca e mettersi in proprio è, ancora, l’unico possibile.