Fantascienza

STAR WARS: L’ASCESA DI SKYWALKER

TRAMA

L’imperatore Palpatine è ancora vivo sul pianeta Exegol, Kylo Ren lo trova e riceve il mandato di uccidere Rey, che nel frattempo si mette alla ricerca del dispositivo che le consentirebbe di raggiungere Exegol.

RECENSIONI

L’ascesa di Skywalker è riuscito in un’impresa che non sembrava facile: rompere l’incanto. Scoperchiare il confortevole vaso di Pandora dell’Ingenuità. Svelare l’inganno. Gettare un’ombra lunga e oscura su 42 anni di I want to believe. C’è sempre stato un equilibrio nella Forza di Star Wars, quel collante onnipresente ma illocalizzabile che teneva insieme la fantascienza, il fantasy, la soap opera, la fiaba e che rendeva digeribile – meglio - etimologicamente incantevole “tutto”, anche le derive naif e le svolte da telenovela. Fa(ceva) tutto parte del gioco. E, di fondo, sembrava che la voglia di crederci fosse bilaterale, condivisa da/tra chi propone e chi fruisce. Un patto di co-responsabilità. Certo, non sfugge (e non è mai sfuggito) che “la magia di Star Wars” fosse frutto (anche e soprattutto) di un calcolo a scopo di lucro, che quell’ingenuità fiabesca fosse costruita in laboratorio, ma era sempre stata, più o meno, credibile, in nome di una sorta di virtuosa allucinazione collettiva alimentata da cuore e passione. Ecco, a me sembra che per la prima volta si siano messi da parte il cuore e la passione e sia rimasto solo il calcolo (sbagliato). Abrams e Terrio sembrano distratti da altro, più preoccupati, dopo Gli Ultimi Jedi, di riportare la saga su binari rassicuranti, infittire fino a renderli (quasi) organici i riferimenti al vecchio/nuovo canone e all’Universo Espanso e, insieme, trovare una chiusura degna de La Saga. Mica facile. Soprattutto se, insieme, si vuole anche girare uno Star Wars come si deve. Tutto, ne L’ascesa di Skywalker, accade molto velocemente – e arbitrariamente – senza che venga costruito nulla ma semplicemente citando, mostrando e accumulando, in una corsa scriteriata dettata dalla fretta di chiudere. Il (fondamentale) ritorno di Palpatine, ad esempio, è presentato come un dato di fatto privo di basi narrative più o meno solide. Certo, il 14 dicembre, durante un evento online del noto videogioco Fortnite, è stato possibile udire questo messaggio di Darth Sidious: «Infine il lavoro di generazioni è completo. Il grande errore è stato corretto. Il giorno della vittoria si avvicina, il giorno della vendetta, il giorno dei Sith!». E c’è in particolare un romanzo (non canonico) di Daniel Wallace (Il codice Sith. I segreti del Lato Oscuro della forza) in cui a un certo punto si legge: «Il Lato Oscuro consuma il corpo fisico, come è successo al mio dopo l’attentato subito a opera dei Jedi, ma la mente può essere conservata. Attraverso queste arti oscure, presto mi trasferirò in un corpo più giovane clonato dalle mie stesse cellule». Ecco uno dei pochi (un altro può essere il fumetto esalogico Dark Empire, di Veitch e Kennedy) insufficienti riferimenti pregressi, peraltro fuorvianti (l’imperatore non si trasferisce affatto in un corpo più giovane), a cui lo Story Group può essersi appellato (appigliato) per dare un minimo di solidità all’intreccio in riferimento a un nodo così cruciale.
Ora, ammesso e non concesso (e non è concesso) che lo spettatore medio fosse tenuto (ovviamente non lo è) a giocare a Fortnite e a tutti i videogiochi legati a Star Wars, da The Empire Strikes Back per Atari 2600 fino a Star Wars Jedi: Fallen Order, a leggersi tutti i fumetti, tutti i romanzi canonici e non, a guardarsi tutte le serie animate (The Clone Wars e Rebels), il punto critico di Star Wars IX rimarrebbe intatto: è un film scritto coi piedi (freddi). Anche perché i molti riferimenti extra-ennealogia non sono – per fortuna – lesivi rispetto all’intelligibilità degli avvenimenti, trattandosi di (poco più che) easter eggs affatto facoltativi (si vedano gli appena citati riferimenti alle arti oscure Sith) o di rimandi comunque non distruttivi (e spesso approssimativi): si può sapere o non sapere delle Guardie del Tempio Jedi su Coruscant o di Asaji Ventress, ma la spada laser gialla di Rey, anche per il profano, può assumere il semplice (e appropriato) significato di rarità/unicità all’interno di Star Wars, così come raro/unico è il ruolo di Rey stessa.

Il problema, grosso, insomma, non è quello. La volontà della Disney di creare legami sempre più fitti e ramificati all’interno della galassia di Star Wars ci può anche stare e la caccia al riferimento extra-cinematografico può perfino risultare divertente e gratificante, per gli smaniosi amici dello Star Wars Fandom che gongoleranno gaudiosi per aver riconosciuto Darth Nihilus, del videogioco Knights of the old republic II: The Sith Lords, tra le statue nel Tempio Sith sul pianeta di Exegol (ma i fan duri e puri sanno che, in realtà, dovrebbe essere Byss). Il problema è un altro. Problema col quale abbiamo aperto questa recensione: Abrams e Terrio, stavolta, non sembrano dei nostri. Torna Palpatine perché così vuole la sceneggiatura, ma non viene data alcuna solidità a questo plot twist e non traspare nessun “affetto” (seppur negativo) per il personaggio. Stesso discorso per Lando Calrissian: la sua presenza è un atto dovuto (previsto e prevedibile) che non viene preparato in alcun modo ed è gestito con la freddezza e il distacco dovuti a tutti gli atti dovuti. Tasselli di un mosaico posizionati, magari, al posto giusto, ma in fretta e furia, senza il tempo e la voglia di (far) contemplare l’immagine che si va a comporre. Le sequenze con la Principessa Leia sembrano provenire da un altro film (infatti provengono da un altro film) e la sua morte riesce a lasciare tiepidi benché, purtroppo, l’ipotetico impatto emotivo possa contare anche sull’effetto Carrie Fisher. Ci sono personaggi che nei capitoli VII e VIII sembravano destinati a ben altre magnifiche sorti (e progressive), come Finn e Poe Dameron, che vengono progressivamente ridotti a comparse, altri subiscono una sostanziale, e imbarazzata, cancellazione (Rose Tico), per non parlare di inspiegabili (e dolorose) “periferizzazioni” di alcuni pilastri come il povero R2-D2, al quale non si concede spazio né un degno commiato.
Non solo: Abrams riesce a rovinare anche le poche idee buone (rectius: sentite) del suo film: la cancellazione dalla memoria di C-3PO aveva dato vita al toccante addio del nostro droide protocollare preferito, che dava un ultimo sguardo ai suoi amici (dentro e fuori la diegesi – ossia – sullo schermo e in sala), ma l’emozione viene resettata allorquando il nostro recupera, in fretta e furia, i suoi ricordi (tra parentesi, C-3PO aveva già subito la cancellazione dei ricordi al termine del La vendetta dei Sith anche se, come si legge nel fumetto L’arto fantasma, di James Robinson, alcune memorie riaffiorano comunque, pur se frammentarie e scollegate). In altre occasioni si scade nel ridicolo propriamente detto (la “morte” di Chewbacca, alla quale non crede nessuno, neanche per un attimo). E stavolta, la sovrapponibile riproposizione di sequenze storiche e note (Rey/Luke che incontra il suo doppio oscuro, Rey/Luke costretta/o dall’Imperatore a guardar morire i suoi amici in battaglia, Han Solo che risponde lo so) sanno di telefonatissime e asettiche strizzate d’occhio più che di omaggi sinceri.

No. Davvero. Non ci siamo. Eravamo disposti a berci (e perdonare) tutto: un duello finale anti-epico e banale fino allo sconfortante (Rey che rimanda i raggi all’Imperatore, come in una mini-boss fight qualunque), il romanzo di formazione di Kylo Ren che sembra la storia di un Anakin affetto da disturbo bipolare, la rivelazione dell’identità di Rey (che suonerà familiare ai lettori dei romanzi della serie Jedi Prince), perfetta per un ipotetico Space Balls 2, l’inopinato bacio (pre)finale, il proliferare di inutili personaggetti “retroattivi” finto-vintage, pronti per essere impacchettati ed esposti sugli scaffali insieme a Baby Yoda (il droide D-O, il droids hacker Babu Frik). Ripeto: ci saremmo bevuti tutto. Sarebbe bastata una sceneggiatura appena più solida e, soprattutto, un po’ di cuore. Macché. E non saranno certo alcune sequenze riuscite (e grandiose), come la traversata del mare in tempesta per raggiungere la seconda Morte Nera o il duello tra i flutti di Rey e Kylo Ren, a indorare una pillola amarissima e a salvare L’Ascesa di Skywlaker dalla rovinosa Caduta.