Azione

SPIDER-MAN 3

Titolo OriginaleSpider-Man 3
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2007
Genere
Durata116'
Tratto dabasato sul fumetto della Marvel di Stan Lee e Steve Ditko
Fotografia
Montaggio

TRAMA

Peter Parker ha finalmente raggiunto l’equilibrio tra la sua dedizione all’amata M.J. e i suoi doveri da supereroe. Ma una tempesta si profila all’orizzonte. Quando il suo costume improvvisamente cambia, colorandosi di nero e aumentando i suoi poteri, anche Peter si trasforma, facendo emergere il lato più oscuro e vendicativo della sua personalità._x000D_

RECENSIONI

Non tergiversiamo troppo e diciamo subito che la sceneggiatura di Spider-Man 3 lascia molto a desiderare: il professionale Koepp aveva dato coesione (SM1), il decano Sargent aveva insinuato profondità (SM2), questo improbabile trio (Sam&Ivan Raimi + lo stesso Sargent) ha combinato un pasticcio. Le troppe linee narrative scorrono parallele, dimenticandosi spesso le une delle altre, e quando si (re)incontrano lo fanno in virtù di virate improvvise che, esulando dalla loro meccanica funzionalità, risultano del tutto ingiustificabili. Provando a gettare un rapido e sommario sguardo d’insieme: c’è la storia d’amore tra Peter e Mary Jane, complicata da una gelosia pretestuosa, dai consigli di zia May, dal “mutamento” di Parker e dalla perdita-riacquisizione della memoria di Harry; c’è l’in/amicizia tra Peter e Harry, fondata su un rancore stantio, risolta dall’amnesia, poi di nuovo rinvigorita, infine ri-risolta da un incredibilmente tardivo intervento del maggiordomo e a sua volta “movimentata” dalla/nella vicenda Peter-MJ; c’è la vicenda dell’uomo-sabbia, retroattivamente e forzatamente collegata all’uccisione di zio Ben (dunque al già citato “mutamento” di Parker), che risulta essere un calderone melodrammatico fatto di bambini malati, povertà e incolpevole (senso di) colpa; c’è il nuovo nemico Eddie Brock/Venom, sbucato fuori dal nulla, dapprima protagonista di futili inimicizie e gelosie sentimentali ma improvvisamente assurto a pseudo deus ex machina malvagio in un finale in cui si cerca di far combaciare e risolvere tutti tasselli di cui sopra (più gli altri omessi per motivi di spazio e limiti mnemonici del sottoscritto). Su tutto, infine, dovrebbe fare da collante il bitume proteiforme dall’oltrespazio, introdotto prematuramente e dimenticato per 1/3 di pellicola ma poi eretto a fondamentale sostrato filosofico/esistenziale del film. Sembra confuso? Lo è. E credetemi se vi dico che ho cercato solo di mettere ordine e di fare chiarezza. Personaggi spaesati e dialoghi ora contraddittori ora inconcludenti sono l’ovvio corollario di questo ipertrofico magma drammat(urg)ico.
Chiusa questa captatio malevolentiae, non ci rimane che riconoscere a Sam Raimi la solita, debordante perizia nel padroneggiare lo specifico filmico. Mal (in parte auto-)servito dalla deprecabile sceneggiatura di cui sopra, il regista riesce comunque a confezionare momenti di cinema sopraffino e, in parte, a rinnovare l’impatto visivo della trilogia. Dopo dei titoli di testa sequelari fino al midollo, infatti, il terzo capitolo prende subito le distanze dai primi due con un trompe l’oeil spettatoriale: la prima immagine dell’Uomo Ragno che vola tra i palazzi, col suo High-Tech mascherato da Low e il suo conseguente look&feel splendidamente posticcio e fumettistico (per chi scrive, il vero marchio di fabbrica visivo di SM1 e 2), si rivela infatti una sequenza schermo nello schermo smascherata da un marcato movimento di macchina e snobbata dai piccoli passanti/spettatori che se ne dichiarano cordialmente stufi. Il III capitolo tenterà di stupirli/ci e sarà, in effetti, diverso. Nello specifico: più “puramente cinematografico”. Spider-Man 3 abbandona così l’artificiosità esibita dei suoi predecessori per buttarsi (coraggiosamente?) nella mischia del cinecomix supereroistico contemporaneo, poco interessato a raffinate operazioni estetiche di mimesi fumettistica. Contorsionismi spettacolari e strapotere digitale sono dunque le solite parole d’ordine, ma c’è da dire che Raimi riesce a metterci del suo, dotando di una precisa anima registica sequenze action solo apparentemente ordinarie: si veda il piano sequenza con cui risolve la caccia all’Uomo-Sabbia da parte dei poliziotti, inaugurato con la scomparsa - tutta profilmica - del “cattivo” dietro al camion, proseguito con una camera a mano che stringe sui volti degli agenti e concluso con un movimento di macchina a salire e poi ad allargare sull’immancabile irrompere della grandeur effettistica. Chicche che un qualunque Tim Story (Fantastici 4) ma anche i teoricamente non qualunque Ang Lee (Hulk) e Bryan Singer (Superman Returns) si sognano. Chicche che però, da sole, stavolta non ci bastano.

Alla terza puntata, il più umano dei super-eroi della Marvel mostra un po' la corda. Non tanto sul piano degli effetti visivi, ancora speciali grazie alla fluidità della regia di Sam Raimi, quanto nella narrazione. Il punto di forza del Raimi's touch è infatti stato, fin dal primo film, quello di affiancare la spettacolarità, necessaria dato il genere, a un approfondimento delle psicologie dei personaggi, conflittuali, non banali, spesso davanti a scelte difficili risolte in modo problematico. Nel nuovo episodio, invece, si è puntato sulla moltiplicazione: più nemici (il granitico Sandman, l'alieno Venom e Harry Osborn, deciso a vendicare la morte del padre Goblin), più donne (ancora Mary Jane e la poco incisiva new entry Gwen) e, di conseguenza, anche più difficoltà nel gestire il destino di tanti personaggi. Il troppo non giova infatti all'equilibrio dello script (di Alvin Sargent in collaborazione con lo stesso Sam Raimi e il fratello Ivan), che riesce a dare adeguato spazio a ognuno ma non sufficiente spessore. A uscirne indenni, pur nell'elementarità delle dinamiche, sono Sandman e Mary Jane, mentre gli altri, Spider-man incluso, finiscono per soccombere all'obbligo di dovere forzatamente appianare le avversità nel rigido minutaggio previsto (già extra-large viste le 2 ore e 20 di durata). L'inevitabile contraccolpo è nella meccanicità con cui i personaggi vengono fatti incrociare e interagire (neanche vivessero in un paesino piuttosto che a New York) e nella minore complessità degli sviluppi. In particolare il tanto strombazzato lato oscuro di Spider-Man si riduce a un abito nero molto glam (perché lui può scegliere se indossarlo o meno mentre il rivale Eddie Brock non riesce a liberarsene?), a un ciuffo dark e a un atteggiamento da super-cafone; nulla di così drammatico, comunque, da giustificare il pistolotto finale relativo alla vittoria del perdono sulla vendetta (tra l'altro non perpetrata). La colpa è anche di Tobey Maguire, punto di forza dei primi due film per la capacità di essere incisivo in assenza di superlativi, mai così inerte e imbambolato, inadeguato sia nei momenti drammatici (il suo arrivo felicione al cospetto dell'amico morente, sacrificatosi per lui, è davvero stridente) che in quelli sdrammatizzanti (quando cammina per strada con aria da strafigo sembra un bambino che imita i grandi). Con caratterizzazioni deboli è quindi l'attore a fare la differenza e infatti Thomas Haden Church dona a Sandman il giusto compendio di fisicità possente e rabbia e Kirsten Dunst dimostra di essere cresciuta molto a livello espressivo. Una sceneggiatura non oliata toglie fascino ai personaggi e riduce la partecipazione ai loro dilemmi, ma il coinvolgimento è garantito dall'impatto, ancora una volta sorprendente, dell'aspetto visivo. La nascita di Sandman è davvero superlativa, momento magico in cui la tecnica diventa poesia celebrando il mito; bella anche la consistenza vischiosa di Venom (ottimi gli effetti sonori) e molto divertente la lunga sequenza della gru impazzita ad alta quota. Sempre efficaci, inoltre, gli svolazzi di Spider-Man tra i grattacieli della metropoli, non solo fuffa informatica ma chiari nell'esplicitare le dinamiche dell'azione. Meno riuscito l'immancabile baraccone finale in cui tutti gli snodi vengono, qui sì un po' caoticamente, al pettine (a proposito, perché Sandman diventa gigante? E perché subito dopo avere cercato di uccidere Spider-man in tutti i modi possibili si redime e gli chiede pure scusa?). Insomma, viziati dalla migliore riuscita dei due precedenti lungometraggi il terzo capitolo rischia di deludere, ma siamo comunque dalle parti di un più che riuscito intrattenimento.