Drammatico, Episodi

SOGNI

Titolo OriginaleKonna yume wo mita
NazioneGiappone
Anno Produzione1990
Durata119'

TRAMA

Un bambino che spia le volpi nel bosco; un bambino sgridato dagli spiriti dei peschi sradicati; quattro uomini in una tormenta di neve; un soldato, in un tunnel, incontra i compagni morti; un uomo entra nei quadri di Van Gogh e lo incontra; il Fujiyama erutta, la centrale nucleare esplode; dopo l’olocausto, i demoni si divorano fra loro; una ragazza in un villaggio che si muove con i ritmi della natura.

RECENSIONI

Otto sogni in un crescendo apocalittico: compiuti ottant’anni, Kurosawa torna al cinema con il supporto di Steven Spielberg alla produzione, di George Lucas agli effetti speciali e di Inoshiro-Godzilla-Honda nella “creatività” della fobia nucleare (le sequenze più cupe). Istruisce un ciclo pedagogico e moralista, con la probità sommaria di un vecchio saggio che racconta con passo lasco e, monotono, dispensa consigli sul rispetto della Natura, il recupero delle tradizioni e il pericolo della tecnologia, intimando che l’uomo è condannato se votato alla bellicosità e alla manomissione degli elementi con le centrali nucleari. Il tono predicatorio e semplicistico nega la poesia e rischia di annichilire anche il potere evocativo dei sogni per immagini, nel momento in cui si lasciano guardare (e che visioni!) senza percepirli. Altrove capace di un toccante lirismo umanitario, qui Kurosawa è narratore schematico che si riscatta con splendide composizioni pittoriche (omaggianti, anche, Storie di Fantasmi di Kobayashi) dall’elaborato montaggio interno, sotto il nume tutelare di Van Gogh (interpretato da Martin Scorsese), attraversate da una tavolozza di colori prima vivace, poi pastellata, infine minacciosa. Dalla fiaba del “Sole attraverso la pioggia”, al Teatro No del patetico “Il Pescheto”, dall’efficace allegoria del ral(l)entato “La tormenta” (chi combatte per la vita sconfigge la morte), all’inquietante silenzio dei morti dell’apologo antimilitarista “Il tunnel” (che pare uscito da “Ai confini della realtà”), dal magnifico quadro vivente “I corvi”, al pamphlet contro il nucleare del “Fujiyama in rosso”, dall’orrore post-apocalittico de “Il demone che piange”, all’insopportabile idillio naturista del “Villaggio dei mulini” (cui darà seguito in Rapsodia in Agosto), le visioni da sogno si alternano all’incubo delle loro didascalie, sorta di auto-esortazione esorcizzante dell’autore (“La vita è bella, bisogna saperla vivere e si campa fino a 103 anni”).