Commedia

SHALL WE DANCE?

Titolo OriginaleShall We Dance
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2004
Genere
Durata106'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Sposato con figli, s’invaghisce di un’insegnante di ballo e, di nascosto da tutti, prende lezioni nella sua scuola.

RECENSIONI

Rifacimento dell’omonimo film giapponese del 1996 di Masayuki Suo ad opera di un regista inglese che, da quando muove i passi a Hollywood, ha trasformato i suoi libertango in alligalli. Fin dall’esordio, Chelsom, con estro personale e fantasie felliniane, ha celebrato il passato nelle coordinate musica(l)-romanticismo: qui ritrova i caldi colori favolistici, l’ambiente artistico delle prime due opere, la commozione dal sapore antico, i temi degli sconfitti e della fuga dalla realtà, il gusto per le buffe figure caricaturali (incontenibile Stanley Tucci ballerino truccato ed esagitato!) se non “freak” (c’è un altro gigante come in Basta Guardare il Cielo), ma non è più eccentrico, barocco, labirintico e deve chinare il capo all’ipocrisia buonista dello script, come nella sua opera meno convincente, Amori in Città…e Tradimenti in Campagna (sempre incentrata sul tradimento). Amabile e lepida per ¾, la commedia fa un passo falso nella parte finale conformista: Gere rappresenta l’uomo medio apatico, che ha tutto ma ha perso il gusto di “ballare” la vita. La Lopez gli è speculare, sconfitta e facile al pianto. Funzionano i loro approcci (la donna alla finestra, l’uomo con la febbre del ballo sul marciapiedi, il fremito dei primi contatti) dove il desiderio rintuzzato si sfoga nell’amore per la danza, innocente evasione edulcorata: ciò non elimina l’allegoria dell’adulterio, a meno che, come forzatamente fa il finale, non si glissi su di essa (e sul tema della fuga dalla propria disperazione) con tanto di coda di paglia (se non ha colpa, perché Gere rincorre la moglie?). Ogni personaggio sogna un compagno (di danza) ideale, vive una doppia vita, ostenta le proprie eccentricità e, infine, si fa amare per i moti di buon cuore. La pellicola passa in rassegna tutti i tipi di ballo (eroticissimi la rumba e il tango della Lopez), cita Il Re ed Io e Spettacolo di Varietà e prepara un’emozionante gara per principianti alla Dance with Me dove la Lopez ritrova l’entusiasmo grazie a Gere e lo spettatore raccoglie tutta la solarità e il buonumore profusi dal film. Ma la rappresentante dell’istituzione da preservare, al suon del motto “Ci sposiamo perché ci serve un testimone della nostra vita”, “invade” e rovina (solo in parte) il sogno.