Drammatico

SEGRETI DI FAMIGLIA (2015)

Titolo OriginaleLouder Than Bombs
NazioneNorvegia/ Francia/ Danimarca/ U.S.A.
Anno Produzione2015
Durata109'
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Tre anni dopo la sua morte, la preparazione di un’esposizione che celebra la defunta fotografa di guerra Isabelle Reed riunisce suo marito e i due figli per la prima volta dopo molto tempo.

RECENSIONI


Isabelle (Huppert), madre depressa, ha vissuto attraverso la sua attività di fotoreporter le tragedie del mondo, interpretandole con i suoi scatti, ma non sembra essersi accorta della trama di indifferenza che ha tessuto in casa sua, di una conseguente sofferenza più forte delle bombe (così recita il titolo originale) di cui quel piccolo mondo si è ammantato: abituata a vivere soprattutto sul fronte bellico, ha finito con il considerare il nido familiare come il posto sbagliato in cui stare. Il suo suicidio finisce allora col segnare i destini dei tre superstiti del nucleo: il coniuge guarda al rapporto con la moglie col senno di poi, cercando di individuare eventuali responsabilità, segni, presagi, nella consapevolezza di un tradimento che la donna stava consumando; in ansia per il figlio minore - chiuso nel suo guscio, non disponibile al dialogo e incapace di gestire l’assenza materna in un’età difficile - lo pedina persino nel web e il ragazzo, che se ne è accorto, disorienta il padre con comportamenti imprevedibili e illeggibili; il figlio maggiore, sposato e fresco padre, è intanto tornato temporaneamente nella casa familiare per riordinare il catalogo fotografico (e la memoria) della madre: scoperto il rapporto extraconiugale di Isabelle, getta nel cestino le immagini che lo documentano, ma senza riuscire a rimuovere il senso di ciò che ha visto e a riemergere dalla rilettura di un passato in cui si va impantanando, il malessere familiare invadendo il territorio del suo matrimonio e minando l’equilibrio già precario su cui si muove la sua vita.


Joachim Trier (al terzo lungometraggio dopo i folgoranti Reprise e Oslo, 31 August) frammenta la cronologia, facendo avanti e indietro nel tempo, mostrando (e questo è il punto) come la figura assente di Isabelle sia oggetto di memorie differenti e di conseguenti letture alternative da parte dei tre familiari; così anche l’elaborazione del lutto segue percorsi diseguali e la ricerca di un piano di riflessione condiviso, in questa ridda di ricordi e sentimenti in contraddizione, diventa difficile e tormentata. Se la stessa vita familiare può essere vissuta e interpretata dai suoi membri in maniera anche radicalmente diversa, allora Trier rivisita alcuni passaggi narrativi da altri punti di vista, rovesciandone le conclusioni, confondendo vivi e morti, realtà e sogno; varia le voci narranti, a volte percorrendo strade imprevedibili; accenna alcuni motivi senza svilupparli, offrendo frazioni di storie, lasciandole intuire; illividendo l’immagine, sintonizzandola con il tenore dolente della narrazione, non disdegna soluzioni radicali (il lungo, insisitito primo piano sull’espressione sofferta di Isabelle Huppert). Se è indubbio che in Segreti di famiglia il modo in cui il regista decide di narrare la storia è più interessante della storia stessa, questa, pur lavorando sui cliché dell’incomunicabilità e del conflitto generazionale, non risulta mai banale, anzi, quello supercollaudato del dramma familiare (in una coproduzione sicuramente compromissioria) è un terreno nel quale Trier dimostra personalità, stile, profondità. Anche quando la scrittura tende a perdere lucidità e la tenuta drammatica scricchiola, il film non scade mai nell’autoindulgenza, Trier riuscendo a comporre un credibile mosaico di momenti di vita e ad accostarli con coerenza e rigore.