Thriller

SEARCHING

Titolo OriginaleSearching
NazioneRussia, U.S.A.
Anno Produzione2018
Genere
Durata100'
Sceneggiatura
Scenografia

TRAMA

Quando la figlia sedicenne di David Kim scompare, viene aperta un’indagine locale e assegnato al caso un detective. Ma 37 ore dopo David decide di guardare in un luogo dove ancora nessuno aveva pensato di cercare, dove tutti i segreti vengono conservati: il computer della figlia.

RECENSIONI

Nuovo film ambientato integralmente sul desktop di un computer (da ultimo l’horror Unfriended), tra programmi che si avviano e finestre che si aprono su mail, social, chat, videochiamate, il tutto a comporre una narrazione frantumata in tanti riquadri: è internet, è l’oggi, è la smaterializzazione dei corpi (si parla, guarda caso, della sparizione di una ragazza). Il preambolo - la famiglia prima felice e poi funestata dal lutto (la prematura morte della madre) - rivive nel presente attraverso filmati, fotografie, scritti, a dire, prima che il giallo si inneschi, che i fatti, ma anche le emozioni, sono filtrati dal mezzo. E le pause sono scandite dall’improvviso apparire dello screensaver, a ricondurre lo spettatore alla consapevolezza dello spettro tecnologico attraverso il quale la vicenda viene proposta. E sotto sotto, come in Disconnect, scorre il discorso un po’ moralistico sui pericoli della rete, sulle trappole che tende, sul web come occasione di un travestimento ieri impossibile: fiera dell’inganno, anche perverso, e del fake che confonde. E il computer come depositario di un’interiorità che non si manifesta altrove: dunque il protagonista alla ricerca della figlia scomparsa scopre, attraverso il suo laptop, di non averla mai conosciuta davvero. Carpisce stralci di una vita attraverso i suoi account, la corrispondenza, i post di Facebook, i filmati di Instagram. Ma da ognuno di quei siti, applicazioni, strumenti a emergere è solo una sfaccettatura della personalità, non si sa quanto estremizzata, drammatizzata, travestita: la vita non la si ricostruisce, anche collegando i singoli frammenti. E qui si comprende che la ricerca a cui il titolo del film fa riferimento non è solo quella di una persona fisica: dove si trova il vero Io di un individuo?
Peccato che la vicenda venga tirata per le lunghe, stanti i presupposti irrealistici (esaurire la narrazione sullo schermo di un pc è già una chiara forzatura): la dilatazione dei tempi non aiuta, anche se si tratta di un film dal montaggio complesso e laborioso che a volte sa creare tensione e che ha il merito di utilizzare strumenti, interfaccia, applicazioni e portali che ci sono familiari, creando un’ambientazione virtuale credibile, lontana dalla fuffosa e dilagante distopia che si lega oramai indissolubilmente alla trattazione di questi temi.
Certo qualche spunto interessante c'è: quando il padre, alla ricerca della figlia, chatta, vediamo spesso delle frasi che vengono scritte, ma che alla fine non vengono inviate, ma cancellate; ecco un modo veloce e realistico per rendere la titubanza del carattere, i pensieri che gli passano per la testa e che non verranno mai tradotti in azione o in parole che l’interlocutore recepirà, ecco un modo per rendere cinematograficamente un aspetto del personaggio altrimenti difficile da restituire.
Ma poi c’è tutto il resto: un’esposizione ripiegata su una narrazione arzigogolata, in cui l’affanno per renderla plausibile si fa evidente, in cui i personaggi sono pure funzioni, le furbizie alle quali attaccarsi non così furbe e dove quella della paranoia tecnologica diventa una facile scappatoia.