Fantascienza, Horror

SCREAMERS

Titolo OriginaleScreamers
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1995
Durata109'

TRAMA

2078, pianeta minerario: c’è una guerra in atto fra l’Alleanza, contraria all’estrazione di un minerale radioattivo e il NEB, rappresentante delle “compagnie”. L’Alleanza scatena gli “screamers”, robots che attaccano dal sottosuolo.

RECENSIONI

Il racconto di Philip K. Dick, da cui prende le mosse, si presta ad affascinanti allegorie ed è ricco di aspetti insoliti. Alla sceneggiatura c’è il talentoso e specializzato Dan O’Bannon (Total Recall). Gli interpreti sono egregi. Il mestierante (spesso mediocre) Christian Duguay riesce, di riflesso, a confezionare un b-movie fantahorror imperfetto ma efficace e stimolante: è un buon tecnico (proviene dalla Tv, dalla pubblicità e dai videoclips, è anche valente operatore di steadycam) ma non ha le doti del narratore coinvolgente e tende a banalizzare molto la materia, riciclando schemi altrui. L’inizio lascia perplessi: questi “screamers” ricordano troppo i Tremors di Ron Underwood e i microrobots di Runaway; non è ben chiaro, nella trama, cosa stia succedendo a livello politico; le parentesi “liriche” sono forzate. Il cinismo antimilitarista di Dick, però, è leggibile sotto le righe: i mostri sono quelli generati dalla guerra, terribili e nefasti anche quando combattono dalla parte “giusta”; la guerra uccide anche la pietà, quando costringe ad ignorare i bambini bisognosi e i soldati feriti; il passo agonizzante della belligeranza cessa solo nel momento in cui sboccia il primo gesto d’amore nei confronti del nemico. E’ così che l’opera si trasforma in un dramma umano appassionante, ricco di sorprese e messaggi: Duguay sa tenere alta la tensione (inquietanti i bimbi del “Posso venire con te?”) e la paranoia da clima di sospetto, ma doveva approfondire anche altri aspetti, come l’educazione al valore della pace del giovane guerrafondaio, la dinamica di gruppo di fronte al pericolo, le citazioni shakespeariane ed il loro nesso con la morale del racconto. Anche l’orchestrazione dei colpi di scena non è ottimale. Fra cliché del genere (il pupazzo nell’astronave per il “seguito”) e guizzi ingegnosi, superficialità e mire meno commerciali, piace e trova più esigenti nei suoi confronti.