Giallo, Noir, Thriller

SCHEGGE DI PAURA

Titolo OriginalePrimal fear
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1996
Durata130’

TRAMA

Un avvocato rampante, per ottenere maggiore visibilità, assume la difesa di un giovane incriminato per aver ucciso un vescovo: l’accusa è rappresentata da una sua ex-fiamma e diretta da un politico che, col deceduto, conduceva loschi affari.

RECENSIONI

Giallo-noir giudiziario che segna l’esordio cinematografico di Gregory Hoblit, pluripremiato regista e produttore televisivo che ha cambiato gli stilemi del piccolo schermo con serial quali Hill Street Giorno e Notte, New York Police Department e Avvocati a Los Angeles (esperto, quindi, anche di aule di tribunale): riprese da reportage, macchina a spalla e piano sequenza, estremo realismo e raffinatezza nella gestione della coralità. Per il grande schermo invece, Hoblit preferisce voli d’angelo su Chicago ed una scrittura per immagini più ‘classica’, pur proseguendo nello scavo sul materiale umano, con definizione dei caratteri previe interrogazioni morali e forti rivelazioni ciniche, se non scabrose. Parte di uno scenario sociale moderno, rampante e senza scrupoli, pare anche l’avvocato interpretato da Richard Gere: il dramma, tratto da un best seller (1993) di William Diehl, si veste di dura denuncia, toccando il tema della connivenza fra Malavita, Politica e Chiesa. Citando un passo da La Lettera Scarlatta, si ragiona sulla ricerca della verità oltre le decine di maschere delle persone: il tutto si avvia ad una stimolante allegoria. Premesse che, purtroppo, si perdono per strada: ad esempio, vengono a mancare trauma e redenzione riguardo al protagonista che, di punto in bianco (quando si rivela al giornalista, sotto l’effetto dell’alcol), si trasforma in idealista difensore della giustizia. Uno (due, tenendo conto dell’accusato) sdoppiamento di personalità involontario da parte di regia e sceneggiatura (Steve Shagan e Ann Biderman). Si perdono certe ambizioni (l’ideologia sottesa è molto confusa) per chiudere con un finale più ad effetto che verosimile, ma rimane il buon sapore di avvincenti duelli ed esaltanti rivincite in aula, di un dramma teso, realizzato con professionalità e, soprattutto, ben recitato, con una menzione speciale per l’esordiente Edward Norton.