SCANDALO AL SOLE

Titolo OriginaleA Summer place
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1959
Genere
  • 67555
Durata130’

TRAMA

L’ex-bagnino Ken, arricchitosi, torna con la moglie sull’isola Pine e ritrova l’ex-fiamma Sylvia, sposata. La figlia di Ken s’innamora del figlio di Sylvia ma sua madre fa di tutto per reprimerle gli istinti.

RECENSIONI


Tratto dal best seller di S. Wilson, è un’opera che ha fatto epoca, suscitando clamore: col senno di poi, è ben evidente quanto Delmer Daves inietti il film di ingredienti inconsueti per poi svilupparli (come sovente, nel suo cinema) in modo edulcorato, al riparo da troppe polemiche morali e sociali. Finisce, cioè, per confezionare un polpettone melodrammatico troppo zuccheroso, con ambizioni didascaliche varie messe in un calderone, fra adeguati rapporti con i figli, desueti tabù sessuali, effimeri scontri fra classi sociali, famiglie che si sfaldano, abbandono di inutili convenzioni sociali, primi pruriti adolescenziali da liberare nell’Eden (Pine Island, a largo del Maine), amori contrastati. Si scaglia contro certo puritanesimo conservatore dalla posizione di un perbenista, per un ossimoro che annulla molta della portata rivoluzionaria (di mentalità) dell’opera: d’altro canto, è anche vero che, somministrando il “cambiamento” a piccole dosi, adottando il linguaggio di chi si vuol redarguire, si pongono le basi per una “moda”, un’inversione di marcia indolore, da qui l’importanza storica (di costume) della pellicola (per altro anticipata dal più riuscito e simile Buongiorno Tristezza! Di Preminger). Dato che le figure di genitori che reprimono al parossismo e in tutti i sensi le figlie non sono certo scomparse, purtroppo non si può nemmeno definirla un’opera con argomenti troppo datati. Hanno contribuito al successo della pellicola, che sta a metà fra un irriverente Baby Doll e la soap opera di Peyton Place (entrambe usciti poco prima), la splendida fotografia di H. Stradling che colora con i pastelli anche il mare, l’arcinoto tema musicale di Max Steiner (“Theme from a Summer place”), il visino fra il pudico e il lezioso della minorenne Sandra Dee, la bravura espressiva della ancor poco rivalutata Dorothy McGuire, quella di un caratterista come Arthur Kennedy e l’idea, conturbante ma poco sviluppata, della specularità fra le due coppie, una giovane, l’altra adulta. C’era di che lavorare su temi così importanti (l’istinto non è peccato ma sentimento…), ma il tutto acquista poco peso anche per il tono favolistico con cui è trattato (la Cenerentola e la tremenda matrigna…).