Drammatico, Guerra

QUO VADIS, AIDA?

Titolo OriginaleQuo vadis, Aida?
NazioneBosnia ed Erzegovina, Romania, Austria, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Francia, Norvegia, Turchia
Anno Produzione2020
Durata101'
Sceneggiatura
Scenografia

TRAMA

Aida è un’insegnante di inglese di mezza età che vive con suo marito e i due figli in una base ONU da quando l’esercito serbo ha occupato Srebrenica. Lavora alle Nazioni Unite come traduttrice e crede di essere al sicuro. Tuttavia, quel sistema di protezione inizia pian piano a sgretolarsi e Aida si trova a dover salvare ancora una volta la sua famiglia.

RECENSIONI

Nel volto tesissimo e nei movimenti nervosi di Aida, il cuore palpitante del dramma privato. Nei campi lunghi a svelare le migliaia di cittadini bosniaci in attesa di ricevere protezione nell'accampamento dell'ONU a Srebrenica, l'orrore collettivo che si consuma, pronto per essere consegnato alle pagine nerissime dei libri di storia. Ora che le sentenze definitive nei confronti dei responsabili di quel massacro sono arrivate (il generale serbo Mladić è stato condannato all'ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità nel novembre del 2017), anche per il cinema di finzione è finalmente giunto il momento di raccontare quello che accadde nel luglio del 1995 nella città bosniaca di Srebrenica. Argomento delicato come qualsiasi film sulla guerra dei Balcani e ferita ancora apertissima, ma Jasmila Žbanić (Orso d'oro a Berlino nel 2006 per Il segreto di Esma) sceglie quello che probabilmente, in questo momento, è il miglior approccio possibile: diretto, didattico, didascalico solo nei momenti opportuni, nobilmente politico nel mettere in discussione, come tanti altri film sui conflitti in quelle terre (ovviamente No Man's Land, ma anche un film meno riuscito e meno visto come Perfect Day), l'operato dell'ONU. Certo, a tratti retorica e simbolismi prendono il sopravvento, ma questi affiorano puntuali soltanto quando si esce dalla ricostruzione storica del dramma (nel brevissimo incipit, in un girotondo sognante appartenente al passato e nel finale, in cui attraverso una recita scolastica si sintetizza al contempo la complessità del presente, lo sguardo miope sul passato e le speranze/paure del futuro).

Un approccio quello di Žbanić anche inevitabilmente realista, che però non scansa mai una riflessione teorica e, diciamolo pure, morale sulle immagini e sulla messa in scena della tragedia. L'orrore è sempre fuori campo, irrappresentabile e invisibile, la messa in scena della vicenda si ferma, rispettosamente, sempre un attimo prima di mostrare. Senza dubbio Quo vadis, Aida? non ha la radicale forza e(ste)tica de Il figlio di Saul (nei confronti del quale, tra le altre cose, sconta soprattutto una chiusa che tradisce in parte il rigore adottato fino a quel momento), eppure la struttura labirintica della corsa di Aida contro il tempo e contro la burocrazia, il pedinamento nevrotico e ossessivo, l'estremo tentativo di tenere in vita i legami familiari perfino nell'inferno della Storia, anche ricorrendo a compromessi e favoritismi concessi solo in virtù della propria posizione privilegiata, certamente ci riportano dalle parti della grande lezione di László Nemes.
L'orrore vissuto da un popolo dunque, visto attraverso gli occhi del singolo. Il dramma privato che si fa universale e collettivo. Ma anche, e qui sta forse il grande respiro del tessuto narrativo costruito dalla regista bosniaca, il dramma collettivo che nella somma delle sue continue, piccole, gigantesche tragedie (come quella di un ragazzo che per sfuggire alla morte prova a nascondersi sotto abiti femminili), si fa sempre dolorosissima esperienza privata.