Drammatico

QUILLS – LA PENNA DELLO SCANDALO

Titolo OriginaleQuills
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2000
Durata123'
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Il racconto degli ultimi mesi di vita del marchese De Sade (Geoffrey Rush), rinchiuso nel sanatorio per malattie mentali di Charenton, per l’oscenità delle suo opere.

RECENSIONI

Provate a fare un esperimento: andate a vedere "Quills" di Philip Kaufman e raccontate poi il film a qualcuno. Vi troverete in una strana situazione dove gli eventi che narrate avranno molto piu' fascino ed interesse degli stessi eventi che avete visto rappresentati su grande schermo. Il periodo finale della vita del discusso De Sade, infatti, e' descritto in modo calligrafico e dietro alla grande cura scenografica e al dettaglio dei costumi, ben poco dello spirito trasgressivo e della sensualita' tentatrice del celebre marchese vengono comunicati allo spettatore. Di fatti ne accadono tanti, ma la progressione e' piatta, senza spessore, e dicono molto di piu' le parole di alcuni dialoghi che non le immagini. Gran parte di questo effetto e' dovuto alla costruzione delle scene, dove tutto suona falso, a partire dalle solite comparse sovraeccitate fino ad arrivare alla caratterizzazione di routine dei matti del manicomio, piu' fisica che psicologica, secondo uno stile di chiaro stampo hollywoodiano. Ma anche gli interpreti non sono a proprio agio. Geoffrey Rush e' molto convinto nell'immedesimazione con il protagonista, ma quella che ne viene fuori e' un una sorta di macchietta in cui la trasgressione si riduce a una serie di sproloqui volgari e la tentazione, la seduzione, la sensualita', il gusto del peccato rispetto alla presunta morigeratezza dei costumi, restano un miraggio lontano. Anche Kate Winslet, nonostante le "phisique du role", pare un po' sperduta e meno convincente del solito. Forse il maggior difetto del film, pero', e' nel costante urlo con cui tutto viene raccontato, puntando piu' sull'effetto di certe situazioni, nelle intenzioni shockante, che sulle motivazioni dei personaggi. Resta quindi poco spazio per la sottigliezza e "bene" e "male" rimangono parole spesso citate nel corso della pellicola, ma con un effetto piu' alfabetico che disturbante.