Commedia

QUEL CHE RESTA DI MIO MARITO

Titolo OriginaleBonneville
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2008
Genere
Durata93'
Costumi

TRAMA

Arvilla ha perso Joe e la figliastra Francine ne esige le ceneri per realizzare un funerale tradizionale. Minacciata di sfratto, Arvilla è obbligata a consegnare quel che resta del marito e, accompagnata da due care amiche, la pingue e focosa Margine e l’ansiogena mormone Carol, intraprenderà un lungo viaggio dall’Idaho fino alla California…

RECENSIONI

Quel che resta di mio marito è una Bonneville della Pontiac, emblema di una vita vissuta fuori dalle convenzioni e dalla gabbia altoborghese (l’universo di Francine [1]), non tanto il mucchietto di cenere che fa compagnia alle tre arzille “avventuriere” .
La difficile elaborazione del lutto sceglie così le già percorse vie del road trip, generose e pacamente edulcorate nel rievocare un nonché di numismatico vintage. Se il clima necessitava di un soffuso tocco femminile, elemento predominante che surclassa la controparte maschile [2], Christopher N. Rowley ne annacqua il contenuto, a partire dall’improprio uso della voce over, esprit emotivo del divagante dolore della Lange. Un sentore discontinuo quello della sofferenza, forzato nell’alternarsi agli accenti di frizzante ironia delle tre amiche, figlie di un’altalenante aritmia che condiziona la progressione narrativa (il continuo passare tra i due stati d’animo risulta a lungo andare fastidioso). Certo, non è di aiuto ad un’opera spregiudicata nel suo porsi come meccanismo a tesi, nel telecomandare simbolismi (l’uso degli oggetti è fin troppo banale) e allusioni morali, ma qualcosa poteva salvarsi, perlomeno nel donare un’omogeneità al racconto.
Non ci resta che sospirare nel vedere sprecata la combo di talenti ( Jessica Lange, Kathy Bates e Joan Allen), oltretutto incorniciata dallo stucchevole sound di Jeff Cardoni. [3]
Piccola postilla: non parlatemi di omaggio a Thelma & Louise!

[1] Al suo statuto in naftalina si oppone il libero e dinamico viaggio di Arvilla; anche dal punto di vista formale (statico il primo, in movimento il secondo).

[2] Il protagonismo del sesso femminile viene sottolineato in maniera goliardica: il pimpante sorpasso al tir ad inizio film, il contrasto tra il pranzo dell’autostoppista che mangia vegetariano e l’abbuffata delle tre donne che preferiscono il menu’ del camionista, le legnate rifilate al mal intenzionato che ruba la borsa di Carol…

[3] Ai brani del compositore si affianca una scelta musicale che ricerca l’atmosfera dell’emozione delicata (Pete Droge “Under the waves”, Donovan “Catch the wind…)