Drammatico

QUANDO ERAVAMO FRATELLI

Titolo OriginaleWe the Animals
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2018
Durata94’
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Il piccolo Jonah e i due fratelli maggiori vivono in povertà nel nord dello stato di New York degli anni novanta. Il padre portoricano li abbandona dopo aver picchiato la madre, Jonah tiene un diario segreto dove disegna la violenza che vede intorno a sé.

RECENSIONI

L’esordio nel lungometraggio di Jeremiah Zagar, premiato al Sundance, traduce il romanzo autobiografico “Noi gli Animali” (2011) di Justin Torres, con una forma stilizzata più elaborata della sostanza di formazione e identitaria. L’Io narrante di Jonah è lirico ed ellittico, il realismo magico è profuso da montaggio e sprazzi onirici, ma a sorprendere sono le macchie animate di Mark Samsonovich, esternazioni nichiliste degne delle malinconiche inquietudini del Gerald Scarfe in The Wall (anche il commento sonoro di Nick Zammuto ricorda i Pink Floyd). Nella quotidianità, rituali fraterni di comunanza, eventi salienti off, progressiva confusione dei piani di sogno, realtà e immaginazione a occhi aperti, fra genitori-animali e voli liberatori. Il discorso sottostante è evanescente, attonito ed imperscrutabile come lo sguardo continuamente scrutato di Jonah, infine contraddittorio quando l’eterea drammaturgia s’ancora ad eventi salienti non contestualizzati: appaiono incongruenti, infatti, la scena in cui i figli colpiscono con rabbia un padre che accetta supino in un momento di serenità (segue episodio di incipiente devianza) e quella alle cascate dove i due fratelli, fin lì premurosi, iniziano a canzonare Jonah. C’è inganno da omissioni, invece, nella scena finale in cui vengono mostrati ulteriori disegni di Jonah: nel romanzo, il “Noi” diventa “Io” soppesando maturazione e cambiamento in un arco temporale che, nel film, appare breve, rendendo tale “colpo di scena” un’improvvisa epifania fra il gratuito, l’ambiguo e il simbolico. Ma la cinescrittura in 16mm è meravigliosa, creativa (la soggettiva come diapositiva), evocativa nonostante il montaggio veloce, persuasiva anche quando restituisce con vuoti di senso il continuo passaggio da sinergie empatiche ad atti insensati in seno alla famiglia.