Commedia, Drammatico

QUALCOSA DI PERSONALE

TRAMA

Warren Justice, direttore del notiziario di un network di Miami, assume l’ambiziosa reporter Tally, guida la sua carriera e se ne innamora.

RECENSIONI

Jon Avnet si contraddice dando retta a quei “gruppi d’opinione” che il testo del suo film tanto depreca, perché sviliscono a mero spettacolo il giornalismo, più attento a evitare la verità che fa male e a procacciare sponsor piuttosto che impegnarsi per dare la notizia. Per gran parte del film, infatti, dietro ordine degli executives della Touchstone Pictures, non fa che assecondare i due divi, rendendoli protagonisti assoluti di una banale e patinata commedia sentimentale vecchio stile, con uno Svengali-Robert Redford (giornalista idealista come in Tutti gli Uomini del Presidente) e una donna in carriera-Michelle Pfeiffer: fra i due attori non scatta mai la scintilla, per quanto è manierata la direzione delle loro recitazioni. Il monito feroce sull’ambiente cinico dei network, sulla crescita personale e professionale, resta sullo sfondo perché, per il regista, è più importante fare “audience”. Solo verso il finale, con la sommossa in prigione e la morte a Panama, Avnet ricorda che il messaggio era un altro e vira bruscamente (ma in modo efficace, interessante e commovente) al tragico, per ricordarci che il giornalismo vero (e il cinema vero?) è d’assalto e non consolatorio. Con argomenti simili, meglio rivedere Dentro la Notizia, che quest’opera richiama ricalcando però tocchi desueti stile È Nata una Stella (non a caso, gli sceneggiatori e coniugi Joan Didion e John Gregory Dunne hanno firmato il suo rifacimento). In fase progettuale il film doveva essere una tragica biografia di Jessica Savitch, rampante anchorwoman: per altre, note esigenze si è trasformato in una commedia rosa con lieto fine, con sommo rammarico di Dunne e Didion che, sulla brutta esperienza, hanno dato alle stampe un libro l’anno successivo.