Criminale, Noir

PUSHER II

Titolo OriginalePusher II
NazioneDanimarca
Anno Produzione2004
Durata96'

TRAMA

Copenaghen. Dopo alcuni mesi di detenzione, Tonny esce dal carcere pieno di debiti come al solito: per alzare un po’ di grana si rivolge al padre, il Duca, proprietario di un’officina nonché boss della mala di un certo peso. Questi, dopo qualche titubanza, acconsente a tenerlo con sé per un periodo di prova, giusto per vedere se ha messo la testa a posto. Inizialmente le cose vanno lisce e Tonny dà il suo contributo ai colpi organizzati dal Duca, ma sulla sua testa cadono all’improvviso un paio di tegole pesanti: Charlotte, una donna con cui è stato prima di finire in carcere, ha partorito un bambino e sostiene che il padre sia lui; Kurt, suo vecchio amico, lo coinvolge in un affare di droga che prende subito una brutta piega.

RECENSIONI


Indebitato fino al collo e uscito con le ossa rotte dalla trasferta americana, Refn si trova nella situazione opposta a quella in cui si era trovato ai tempi dell’esordio: anziché disporre di un budget inaspettato per girare un lungometraggio, adesso deve sfornare al più presto un film che incassi bene per risollevarsi dalla bancarotta. Niente di più naturale che dare un seguito a Pusher, il suo maggiore successo commerciale. Un po’ preoccupato dall’idea di ripetersi e infangare il suo film più fortunato, Refn gira Pusher II, più uno spin-off che un sequel vero e proprio, dal momento che il protagonista del secondo capitolo non è più Frank ma il suo ex braccio destro Tonny (Mads Mikkelsen, diventato nel frattempo uno dei più affermati attori danesi).
Anche il titolo è leggermente fuorviante, poiché in Pusher II lo spaccio di droga non costituisce più il tema portante del film, rappresentato invece dal difficile rapporto tra l’inaffidabile Tonny e il burbero padre Smeden (Leif Sylvester Petersen), boss che traffica in auto rubate e che considera il fidato Ø (Øyvind Hagen-Traberg) più meritevole di affetto del figlio naturale. Per quanto irrequieto e sregolato (tira tutta la coca che gli capita a portata di naso), Tonny cerca di riconquistare la fiducia paterna mettendosi al suo servizio e pensando di fare cosa gradita portando nella sua officina una Ferrari sgraffignata per le strade di Copenaghen. Ma più si impegna (a modo suo, ovviamente) più il padre lo maltratta, finendo per umiliarlo pubblicamente durante la festa del matrimonio di Ø.


La struttura del gangster movie è poderosamente piegata in direzione tragica. Ne è riprova il gioco di simmetrie che caratterizza le vicende di padre e figlio: Smeden ha una bambina che adora ma la cui madre Jeanette (Lenina Christiansen) è una prostituta che minaccia di denunciarlo se non otterrà la tutela; Tonny si scopre padre di un bambino avuto da Charlotte (Anne Sørensen), una donna che si è scopata mezza Copenaghen e che lo disprezza apertamente, pretendendo da lui soltanto i soldi per crescere il figlio. Ma strada facendo Tonny inizia ad affezionarsi al bambino e a prendersi progressivamente cura di lui, fino ad aggredire Charlotte perché si rifiuta di riportare il pargolo a casa. Un dramma famigliare travestito da noir, insomma.


Dal primo capitolo sono passati otto anni di cinema e la differenza si vede: Refn gira molto meglio e utilizza gli spazi con maggiore raziocinio, dettagliandoli concretamente e sfruttandoli scenograficamente (si veda la pregevole sequenza del furto di auto nella concessionaria). Anche le luci sono dosate con maggiore cognizione di causa (il direttore della fotografia è il solito Morten Søborg) e i movimenti della macchina a mano, pur ininterrotti, non degenerano in confusionismo visivo. A non convincere è invece uno script eccessivamente patetico e una caratterizzazione esageratamente decerebrata del protagonista, che rispetto al Frank del primo Pusher sconta un respingente cretinismo di fondo. Girato quasi completamente in ordine cronologico (prassi tipica di Refn), dominato da cromatismi rosseggianti (considerato dal cineasta danese il colore più organico ed emozionale) e punteggiato da sonorità carpenteriane (electrosoundtrack di Peter Peter), Pusher II ha ottenuto i risultati sperati, rilanciando la fama del trentaquattrenne Refn e risolvendo i problemi finanziari che lo assillavano.