TRAMA
Nessuno sa che il viceprocuratore capo Rusty Sabich, incaricato delle indagini, è stato amante della vittima: quando si scopre, diventa l’indiziato numero uno.
RECENSIONI
Due dei più grandi autori di thriller umanistici degli anni settanta uniscono le loro forze per adattare il romanzo giudiziario best-seller di Scott Turow (1987): Sydney Pollack, produttore che commissiona l’adattamento a Frank Pierson (Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani), e Alan J. Pakula, che si prende un anno di tempo per riscrivere una sceneggiatura che voleva, più che su sesso e violenza, incentrata sul senso di Giustizia. L’adattamento che ne scaturisce ha la struttura del classico che sa rendere ‘cinematografico’ un romanzo raccontato in prima persona e in flashback, ricco di suspense, colpi di scena e tensione etica affidata, su grande schermo, a ottimi interpreti, fra cui Harrison Ford in un ruolo abbastanza inedito (chiuso, passivo). Pakula lavora di dettagli per creare atmosfera e cesella i caratteri per non far mai apparire scontato l’intreccio, ben dosando giallo, sospetti, cinismo e atti mefistofelici: non interessato al solo effetto whodunit (chi è il colpevole), s’interroga sul perché un uomo integerrimo come Rusty Sabich si sia imbarcato in una relazione distruttiva. Per farlo adotta lo stile controllato del romanzo, anche attraverso pochi movimenti di camera e una fotografia ‘realistica’ (di Gordon Willis), ammettendo che, con questo film, ha cercato di restituire i congegni della macchina della Legge come fece con il giornalismo in Tutti gli Uomini del Presidente.
