Commedia, Fantastico, Noir

POKÉMON: DETECTIVE PIKACHU

Titolo OriginalePokémon Detective Pikachu
NazioneStati Uniti d'America/Giappone
Anno Produzione2019
Durata104'
Trattodall'omonimo videogioco della Nintendo e dal franchise di Pokémon
Fotografia
Scenografia

TRAMA

È lontano il tempo in cui Tim Goodman sognava di fare l’allenatore di Pokémon. Ora, a ventidue anni, lavora nella assicurazioni, e ai Pokémon non ci penserebbe più, o quasi, se la morte del padre, un famoso investigatore, non lo richiamasse a Ryme City, la metropoli dove umani e Pokémon vivono fianco a fianco. Crede che sia soltanto l’ora di dire addio ad un genitore che non ha mai veramente conosciuto, ma c’è del marcio nell’incidente che ha portato alla scomparsa di Harry Goodman, e il giovane Tim si trova a far squadra con il partner del padre, l’irresistibile Pikachu, per far luce su un mistero che assume tinte e dimensioni sempre più inquietanti.

RECENSIONI

I Pokémon

Dimenticatevi le lotte fra Pokémon. Dimenticatevi le palestre. Dimenticatevi la Lega. Dimenticatevi le Poké Ball. Ryme City si trova nell'universo geografico Pokémon ma ne rappresenta un'anomalia. A Ryme City, l'utopica città fondata da Howard Clifford, le palestre, le lotte, persino le Poké Ball sono vietate e il sodalizio tra umani e Pokémon è diverso: ogni umano deve scegliere un proprio partner Pokémon con cui collaborare al fine di avere un rapporto più paritetico, più pacifico, più evoluto.

Il mondo, la città

Nel corso degli anni molteplici sono state le regioni e le città che hanno fatto da vero e proprio terreno di gioco alle 7 generazioni di Pokémon. Tutte le regioni sono inventate, ma tutte prendono spunto da regioni e città reali come Johto, basata sulla regione del Kansai con Amarantopoli a farle da Kyoto, o Kalos, ispirata alla Franca del nord con Luminopoli nelle vesti di Parigi.
In questo senso anche Ryme City non fa eccezione, e dove ambientare la storia di un Pikachu detective se non nella città di Sherlock Holmes? In questa Londra fittizia, location dove il film è stato effettivamente girato, come da tradizione i Machamp dirigono il traffico, i Growlithe sono veri e propri cani poliziotto e gli Snorlax dormono in mezzo alla strada. La commistione tra reale e digitale, tra cemento armato e animaletti pelosi, complici vent'anni di abitudine mentale, è indiscutibilmente riuscita.

Il genere

Pokémon: Detective Pikachu è a tutti gli effetti un noir. Il detective privato in crisi, la città corrotta, il politico doppiogiochista, la ricerca della verità nei bassifondi della città, la femme fatale giornalista, sono tutti elementi che caratterizzano il genere e che poggiano su una trama relativamente complessa – che fa spesso ricorso a flashback olografici sfruttati abbastanza grossolanamente – costellando la ricerca di Tim Goodman, ragazzo ventenne che tenta di far luce sulla scomparsa del padre, un detective coinvolto in un misterioso incidente stradale. Ad aiutarlo nella quest il fedele compagno d'indagine del padre, un Pikachu con un berretto da investigatore che per aderire ancor meglio agli stilemi del genere ha persino una perversa anche se innocua dipendenza dal caffè.

Il revival

Pokemon: Detective Pikachu si trova ad essere il primo film in live action della serie ma allo stesso tempo ennesimo capitolo di una serie animata che vanta ben 21 film anime nonché 1064 episodi televisivi andati in onda, senza contare gli speciali. Come l'omonimo videogioco su cui è basato si trova ad essere contemporaneamente spin-off e capostipite di una nuova via. È vero che crea un mondo e una storia a parte, ma allo stesso tempo è a tutti gli effetti un sequel del primo film d'animazione e dell'anime (Mewtwo è lo stesso Mewtwo). Nonostante Pokemon: Detective Pikachu si ponga relativamente in continuità con la serie animata e sia a tutti gli effetti l'adattamento cinematografico di un videogioco spin-off, forse sarebbe più corretto generalizzare, come fa saggiamente il trailer, e riferirsi al film come based on the woldwide phenomenon.
All'interno del film uno spazio narrativo lo trovano principalmente solo Pokémon appartenenti ai 151 orginali, insieme alle loro caratteristiche principali (de doti di mimo di Mr. Mime, l'ira di Cubone che indossa il teschio della madre, l'impossibilità di imitare correttamente gli occhi del mutaforma Ditto, i poteri psichici di Mewtwo, l'enorme scarto tra il potere nullo di Magikarp e l'espressione del suo vero potenziale nell'evoluzione in Gyarados). Fatta eccezione per Greninja e Torterra a cui vengono dedicati ruoli impersonali ma relativamente importanti, delle restanti 656 creature rimane traccia unicamente in sporadici cameo.
Si tratta dunque di una vera e propria operazione di revival (anni '90) per quella che, a conti fatti, è un'industria che non si è mai fermata, non ha mai subito crisi, ma che per raggiungere il pubblico più ampio possibile, in questo prodotto fortemente occidentalizzato, non ha voluto sfidare il detto comune «Eh, ma come i primi 150 poi non ce ne sono stati più.»

Le conseguenze

Questo impoverimento dei tratti caratteristici del mondo dei Pokémon però finisce per smarrire quasi completamente i temi portanti, come il rapporto tra Pokémon ed esseri umani, dinamica sempre incentrata sul migliorarsi vicendevolmente, riducendo qui i Pokémon a mere figure, vuoti burattini (Mewtwo controllato da un essere umano con un caschetto scambia anime), un depauperamento che rasenta lo svuotamento totale con il colpo di scena finale che rivela la vera natura di Pikachu, anima umana in corpo animale e che trasforma l'apparente rapporto in corso d'opera uomo-Pokémon in uomo-uomo togliendo i Pokémon dall'equazione e di fatto annullando la necessità d'ambientazione in quel mondo.
Senza dubbio Pokémon: Detective Pikachu è in grado di raccontare una storia comprensibile – un merito non da poco per un film tratto da un videogioco, dicitura per cui non esistono antecedenti che raggiungano una soglia minima di decenza – con l'aggravante che non solo si tratta di un film tratto da un videogioco, bensì un film tratto da un videogioco spin-off di un altro, che con le regole di quel mondo già aveva poco da spartire di suo e di conseguenza già di per sé aveva poco senso di esistere, ma cosa resta di un videogame se nella trasposizione vengono tolte le dinamiche e le meccaniche di gioco?
Stravolte le regole, alterati gli equilibri, dei Pokémon non restano altro che vuoti simulacri inseriti in un adattamento che ha dimenticato i suoi punti forti, i suoi protagonisti.