Bellico

PLATOON

Titolo OriginalePlatoon
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1986
Genere
Durata120'
Sceneggiatura
Scenografia

TRAMA

Il giovane Chris Taylor, pieno di ideali patriottici, parte volontario per la guerra in Vietnam: oltre agli orrori di cui è testimone, si trova anche in mezzo al braccio di ferro fra due sergenti, il cruento e senza morale Barnes e il più umano Elias.

RECENSIONI

Dopo l’atto di denuncia con orrori di guerra di Salvador, Oliver Stone, con quest’opera, ha imposto la propria estetica per almeno un decennio, fra punto di vista, allucinati codici stilistici (la macchina da presa, per restituire il caos, è in continuo movimento) e tecniche (oltre agli Oscar per film e regia, ha conquistato quelli per montaggio e suono, da qui in poi elemento essenziale del suo cinema). Ciò che distingue, fra le altre cose (Cimino e Coppola, ad esempio, non filmavano due ore di sangue e guerra), questo capitolo sul Vietnam dagli illustri predecessori, è il coinvolgimento in prima persona (fulleriano…) del suo autore, trasfigurato in archetipi: Chris Taylor è l’alter ego idealista di Stone, che era stato in quel paese a diciannove anni, per insegnare inglese ai bambini di Cholon (quartiere cinese di Saigon) e vi tornò due anni dopo, da soldato semplice volontario, nel secondo plotone della compagnia Bravo, di stanza al confine con la Cambogia. Quel che Stone si propone, è sia far comprendere allo spettatore cosa sia veramente stato, per il “soldato qualunque”, partecipare a quella guerra, sia aprire una finestra sull’idealismo giovanile frustrato dall’esperienza (altro tema principe della sua poetica): proveniva da una famiglia con la “mistica guerriera” (padre repubblicano e feroce anticomunista) e, ferito due volte (altrettante medaglie), aprì gli occhi. A parte l’apparente simbolismo Bene/Male dei due sergenti (con il premuroso Elias che finisce letteralmente in croce: ma non c’è opposizione manichea, sono due facce della stessa voglia di sopravvivere), è nella descrizione partecipata dei comprimari che la sceneggiatura di Stone impone la sua maestria: un cast multietnico di cui registra le reazioni dinanzi agli orrori nella giungla (i nord vietnamiti e i viet cong non si vedono quasi mai e/ma sono onnipresenti) ma anche ad inediti contrattempi nelle pause fra uno scontro e l’altro (dettagli memoriali magnifici, degni della “Goodnight Saigon” di Billy Joel).