Horror

PIRANHA 3D

TRAMA

Lake Victoria, Arizona. Un terremoto porta alla luce un lago sotterraneo, infestato da piranha preistorici. Cattive notizie per i bagnanti.

RECENSIONI

Che Piranha 3D non sia stupidità al grado zero, vabbè, è palese fin dalla locandina. Veste grafica inconfondibilmente retrò, iconografia ingenua, realizzazione approssimativa, logo 3D in bella mostra. D'altra parte, il fatto stesso di porsi come remake di un film, quello di Joe Dante, che era già in odore di parodia di Jaws et similia è una dichiarazione di intenti. Maternità palesata dall'incipit, in cui Richard Dreyfuss (leggi, appunto, Jaws, con tanto di 'divisa' d'epoca) è protagonista di una sequenza di classica suspense acquatica, chiusa in modo abbastanza originale con un gustoso mini-maelstrom. Insomma, il punto non è la consapevolezza che sottende l'operazione ma, uovo di colombo, la qualità dell'operazione stessa. Gli ingredienti del cocktail metagoliardico ci sono tutti e sono tutti noti ai più:

1) Cast capace di stuzzicare l'immaginario cinefilo: da Eli Roth (regista di Hostel, attore per Tarantino in Ingloriuos Basterds) al cameo di Richard Dreyfuss, dalla Dina Meyer di Starship Troopers a Ving Rhames, dai rimandi intracinefili (la Shue e Lloyd di Ritorno al futuro) alle comparsate hard di attrici come la semi-protagonista Riley Steele (Teenlicious), Ashlynn Brooke (2 holes 1 pole) e Gianna Michaels (Gluteus Maximass 2), tutto fa pensare a un comparto attori produttore di (un qualche) senso.

2) La  narrazione priva di qualunque chiave di lettura autonoma ma solo eterodiretta, stratificata, giustificata dall'esclusivo riferirsi ad altro. Qui c'è il solito mix di donzelle poppute e disinibite, maschietti arrapati privi di corteccia frontale, poliziotti integerrimi e allarmi mostro-catastrofisti non ricevuti (con conseguente bagno di sangue) - ossia - incrostazioni drammaturgiche sedimentate in decenni di horror più o meno ricevibili.

3) Un livello di gore che, progressivamente, raggiunge il parossismo più sguaiato e - di nuovo - in qualche modo cinefilo (con citazioni letterali: Ving Rhames che imbraccia l'elica tritacarne in mezzo alla carneficina è evidente doppio del Timothy Balme di Brain Dead col suo micidiale e risolutivo tosaerba).

Che Aja tutto questo lo faccia con consapevolezza, si diceva, è ovvio. Ma poco significativo. Anche Tarantino e Rodriguez sembrano apparentemente applicare lo stesso 'metodo', ma i risultati parlano chiaro: l'uno è capace comunque di veicolare una visione del mondo che affiora dalle macerie postmoderne, l'altro è buono solo a 'esagerare' senza un perché o un percome. Senza scomodare Mastro Quentin, ci sembra comunque innegabile che il regista francese si posizioni nettamente dalle parti di Rodriguez - ossia - scarsa visione d'insieme, irriverenza infantile, pleonasmi, una media di una/due gag su cinque realmente divertenti e/o efficaci (la fallofagia, l'entr'acte lesbo-soft subacqueo). Duole inoltre aggiungere che la regia pare stranamente 'svogliata' perché, se è vero che l'estetica dell'operazione è per sua stessa natura sciatta e mimetica di 'certo cinema', è anche vero che non sarebbe stato male vedere il giocattolo smontato sì, ma nondimeno funzionante (e che Aja sappia, quando vuole, confezionare suspense sopraffina è fuor di dubbio). 3D prettamente ludico e ovviamente superfluo, vagamente riferibile al prototipo dantesco che tendeva a scaraventare i mostriciattoli acquatici in faccia allo spettatore. E insomma, alla fine, al netto di qualche sghignazzata, ci si chiede: ok, ma perché? E non si sa che 'pesci' prendere.