Commedia, Drammatico

PICCOLE BUGIE TRA AMICI

Titolo OriginaleLes petits mouchoirs
NazioneFrancia
Anno Produzione2010
Durata154'
Sceneggiatura
Scenografia

TRAMA

Un gruppo di amici è in procinto di partire per la consueta vacanza estiva, ma gli equilibri verranno destabilizzati da un tragico incidente.

RECENSIONI

In un gioco di nostalgici ritorni e ritrovi estivi segnati dall'assenza di un componente, costretto in fin di vita all'ospedale, il film trova la sua più stringente simbologia nella forma puzzle definitivamente incompleta, legata allo smarrimento di un pezzo, unico tra gli altri, indispensabile per formare il quadro, ma drammaticamente latente, separato e sottratto alla totalità della composizione finita.
In questa condizione di incompletezza, si illumina un fitto gioco di ipocrisie e di tensioni umorali pronte a scardinare la placida atmosfera vacanziera del gruppo di amici riunito per trascorrere un sereno ritiro in riva al mare. La disgrazia che colpisce l'amico Ludo fin dall'inizio del film costituisce l'espediente più traumatico sotto il cui segno si inaspriranno le tensioni e si irrigidiranno rapporti consolidati da una vita.
Nonostante queste siano le premesse fondanti e nonostante il film prenda avvio con una rapida sterzata nel dramma, i dissapori e le tensioni tra i membri del gruppo, tra quelle persone che si immaginano coese in un'amicizia praticamente eterna, si dimostrano già in essere prima dell'incidente e quindi prima dell'inizio della narrazione, condizioni instillate da fatti e circostanze descritte come altrettanto traumatiche, ma decisamente meno improvvise e tragiche (le difficoltà di coppia di Eric e Lea, la confessione d'amore di Vincent nei confronti di Max, l'instabilità emotiva di Marie, l'abbandono di Antoine da parte di Juliette).
Il povero Ludo, confinato in solitudine in un ospedale a Parigi, viene subito pianto e subito dimenticato, lasciato in disparte a costituire un rimosso strategico e inaffrontabile, utile solamente a mettere in scena l'egoismo e l'attenzione per le piccole cose da nulla di un gruppo di amici che fa della propria vita un circolo ridicolo di falsi problemi e di incapacità adolescenziale di affrontare il dolore nella sua forma più esplicita e concreta.
Canet tenta i due movimenti registici opposti per sistemarsi in una posizione tattica rispetto ai fatti narrati: si avvicina morbosamente ai corpi fin dall'inizio quando la ferita dell'incidente è ancora fresca, incollandosi convulsamente ai personaggi, per poi allontanarsi discretamente quando la vacanza viene confermata e la dinamica della normalità diviene in qualche modo ristabilita.
E' proprio la distanza obbligata che Canet decide di tenere nei confronti dei suoi personaggi a smascherare l'ipocrisia delle relazioni umane tra quegli amici di vecchia data, colpevoli perché indifferenti, complici perché distratti. Ma è anche quella stessa calibrata distanza/vicinanza a dare i problemi più grossi nel regime complessivo del film, poiché anch'essa rappresenta a livello visivo un tradimento continuo e una silenziosa ammissione di sospensione di giudizio che non è condanna, né assoluzione, ma solo un altrettanto ipocrita modalità di fuga. È un rincorrersi di distrazioni continue e compulsive, un modo fin troppo blando per mettere in scena la mancata attenzione al vero dramma che si consuma fuori campo, lontano dallo sguardo dei personaggi coinvolti, ma lontano anche dallo sguardo della macchina da presa e di conseguenza dallo sguardo essenziale dello spettatore. Non basta a riequilibrare la situazione un rapido momento in cui i nostri si ritrovano a guardare i filmati dell'estate precedente in cui Ludo era vivo e partecipe: troppo sbrigativo e consolatorio per acquisire il giusto peso nell'economia complessiva del film.
Le dinamiche vacanziere prendono il sopravvento anche e soprattutto per la loro mediocre orchestrazione entro cui si muovono personaggi ridotti a miseri stereotipi, senza che qualcosa venga risparmiato in favore di una riflessione di maggiore incisività sulla realtà dei fatti: un ciclo si è definitivamente estinto e rapportarsi al cambiamento che ne consegue, seppur con difficoltà, è d'obbligo, ma tutto ciò sembra non interessare affatto, se non a margine.