Horror

PHENOMENA

NazioneItalia
Anno Produzione1985
Genere
Durata110'

TRAMA

La giovane Jennifer Corvino si trasferisce dagli States in un collegio di un piccolo paese della Svizzera nei pressi di Zurigo nel quale si stanno verificando strani accadimenti.

RECENSIONI

Dopo l'episodico e ricorsivo ritorno alla matrice giallo-thriller di Tenebre Argento recupera, ma decisamente non in maniera retrospettiva, la dimensione della fiaba (Suspiria, Inferno), del puro raccontare per immagini operando un'autentica e massiccia decostruzione nei confronti non soltanto del genere a lui più prossimo ma del cinema tout court come costrutto testuale pre-codificato in relazione ad una produzione di senso.
Phenomena si annuncia in questi termini come una consapevole aggressione rivolta alle strutture più solide e consolidate del testo filmico, un vero e proprio colpo ferale inferto al corpo diegetico del film. Quella di Phenomena è una testualità che si squarcia dall’interno aprendosi a derive inattese e incalcolabili attraverso le quali Argento può libidicamente sprofondare in un varco di pura immaginazione grazie alla quale può declinare l'inutile funzionalità del racconto su un sostrato di catartica visionarietà. E' proprio attraverso l'attenzione spasmodica per il coté féeriestico che Argento è in grado di sferrare un attacco ai codici di una struttura (visiva) controllata destabilizzandone le fondamenta a partire dall'impatto topologico. La tranquillità del paesaggio svizzero cela al suo interno un insondabile abisso di nequizia, una zona insospettabilmente infera dalla quale proviene una remota minaccia, evidente metafora di una rimozione operata a livello psichico in cui la limpidezza della superficie nasconde la bituminosa oscurità del profondo. Phenomena è in tal senso un altro film nel quale Argento nell'indagare i labili confini tra difformità e deformità, deformando l'impianto tipico del thriller offrendone una configurazione spregiudicatamente difforme per la quale tutto l'élan iconoclasta del suo cinema deve giocare in funzione di cortocircuito sperimentale per fare esperienza di nuovi percorsi filmici attraverso differenti forme e modi del vedere e del percepire (tutto il corredo dei dispositivi di ripresa, le frequentazioni/creazioni di atmosfere oniriche, le musiche metalliche a-connotative decontestualizzanti che sembrano alludere anche alla difformità di fruizione cui lo spettatore di quegli anni sta conoscendo: l'estetica del video-clip), si interroga in maniera feroce sul rapporto tra essenza e apparenza. Riverberi di un universo concentrazionario, qui meno ossessivamente claustrofobico (il college femminile come luogo incubale foriero di una catastrofe che dovrà compiersi), provenienti direttamente da Suspiria dischiudono l'indagine argentiana su ipotesi fenomenologiche circa l'esistenza che conducono ad esplorare quel mondo dell'infinitamente piccolo (il microcosmo entomologico) che si insinua nella zona tenebrosamente liminare tra essere e non essere. Anzi è proprio il discorso sui 'phenomena' a fornire la chiave di volta per comprendere l'impalcatura concettuale di un film che segna un punto di non ritorno nella cinematografia dell'autore. Argento si concentra kantianamente (l'ambientazione mitteleuropea evoca un crocevia storico-geografico attraverso il quale sono transitate le più importanti e decisive correnti filosofiche del pensiero occidentale) sui segreti custoditi dall'intima relazione tra fenomeno e cosa in sé, tra il phainomai, la manifestazione sensibile ed esteriore e il quid che non si mostra e non si deve mostrare a nessuno sguardo. Il disvelamento di tale essenza del nascondimento va pagata con la morte. Il voler vedere oltre (l'overlook kubrickiano) della piccola Jennifer, la percezione della realtà segreta delle cose, risulta ambiguamente salvifica e mortale, poiché la verità reca con sé sempre il pericolo e la salvezza, perché il monstrum resiste fieramente al suo mettersi in mostra. La simbologia degli specchi coperti da Frau Bruckner testimonia tragicamente questa letale resistenza.