Drammatico, Storico

PASOLINI – UN DELITTO ITALIANO

TRAMA

1975: ad Ostia viene trovato il cadavere del poeta e regista Pier Paolo Pasolini. Reo confesso un minorenne, che invoca la legittima difesa da violenza carnale. Alcuni inquirenti non sono persuasi da questa dinamica dei fatti.

RECENSIONI

Evidente l’intenzione di Giordana e degli sceneggiatori Rulli e Petraglia di evitare il film-inchiesta a tesi e a rischio di veemenza faziosa: eppure non riescono a mantenere del tutto uno sguardo super partes, generando un corto circuito fra propositi e risultati, accresciuto dalla natura di un’opera per forza di cose (di conoscenza dei fatti) fondata sul “dubbio”. Nel finale, inoltre, gli autori si palesano come i portavoce degli insegnamenti e modi di Pasolini, indomito ricercatore di verità con giudizi netti, dimenticando che la loro pellicola non ha sposato, fin lì, la rabbia rosiana, preferendole una sorta di correttezza cronachistica che, al limite, si è riservata di condannare chi ha voluto chiudere le indagini troppo presto. Allo stesso modo, pare incongruente evitare l’urlo appellandosi al sibilo da “par condicio” per poi adoperarsi a disegnare con tanta ferocia, ad esempio, l’avvocato difensore o ammiccare continuamente allo spettatore con dettagli “indiretti” (l’imputato che “abbassa gli occhi” quando sente la “verità”). La linea di condotta del film vive di contraddizioni, oppure è semplicemente mal espressa, come qualche prova attoriale dilettantesca, qualche inserto sopra le righe (a scuola: il tema anti-Pasolini contro una sua poesia su Roma) e qualche debolezza drammaturgica (poco convincente il “ritiro” degli avvocati della difesa): nonostante tutto, sono però evidenti le buone intenzioni ed è sentito l’omaggio ad uno dei più grandi artisti e pensatori del secolo. A tratti, l’opera si veste anche di lirismi e tenta l’inchiesta “di montaggio” alla JFK di Oliver Stone, con insert veloci di immagini di repertorio con Alberto Moravia, Bernardo Bertolucci, Ninetto Davoli, Franco Citti e altri. Riuscita la ricreazione del soffocante clima di terrore del periodo e condivisibile la decisione di non far impersonare Pasolini da un attore.