Commedia

PAROLE, PAROLE, PAROLE…

Titolo OriginaleOn Connait la Chanson
NazioneFrancia
Anno Produzione1997
Genere
Durata120'

TRAMA

1997, Parigi: le due sorelle Odile e Camille sono il centro di un complesso reticolo di esistenze, amori, bugie, gelosie, illusioni e tradimenti.

RECENSIONI


La conosciamo la canzone, Maestro Alain: dopo i capolavori dell'epoca d'oro, nell'ultima parte della sua carriera Resnais si dà ad opere più ludiche e disincantate, ma non meno profonde. La saggezza della vecchiaia porta uno dei massimi ingegni cinematografici di sempre a concedersi, con sublime ironia, ancora un delizioso film anomalo che sperimenta e diverte. Parole, parole, parole si afferma allora come una commedia delle apparenze, di smaliziata rassegnazione e velata tristezza in cui le canzoni che ogni francese fischietta da sempre s'inseriscono in un costrutto drammaturgico tradizionale (la sceneggiatura è di Jaoui e Bacri). Soluzione indovinatissima che sortisce un effetto brillante assai godibile, che non diventa mai applicazione rigida di uno schema, ma si rivela invenzione scevra da qualsiasi regola, che fluisce libera all'interno della storia.
Per alcuni una stravaganza senile, per noi l'ulteriore, toccante rappresentazione che il vecchio guru allestisce sul teatro della vita (l'ultima scena: la festa con gli invitati come pesci in un acquario).
Resnais si conferma il più impegnato e il più lieve degli autori (si parla della levità del pensiero). Attori feticcio (Arditi, Azema, Dussolier etc.) al solito meravigliosi, premi a carrettate, pubblico francese in visibilio. Chapeau!


La squadra di Smoking/No Smoking (stessi interpreti, sceneggiatori e regista) si riunisce per rendere omaggio a Dennis Potter, drammaturgo inglese amante delle canzoni d'epoca (quello di Spiccioli dal Cielo, per intenderci). L'idea, brillante ed estraniante, è quella di prendere in prestito le parole di 36 motivi musicali, dagli anni trenta ad oggi, per inserirle in modo diegetico nei dialoghi, cantate in playback. Josephine Baker, Charles Aznavour, Jane Birkin (in persona), Edith Piaf e tanti altri rivivono attraverso il labiale dei protagonisti, creando un effetto esilarante, una bolla di sapone leggera nella paradossale amarezza degli incroci amorosi. Parigi è lo scenario ideale e gli autori la cullano nella Storia, attraverso un personaggio/guida turistica ed un bizzarro intro ambientato durante l'occupazione nazista. I sei personaggi, dopo una partenza faticosa e disorientata, s'incontrano fra imbarazzi, desideri, colpi di scena e depressioni psicosomatiche. "Parole, parole, parole…" (la canzone di Mina e Alberto Lupo, qui cantata da Dalida e Alain Delon) riempiono l'aria senza esprimere i bisogni reali, storpiate in frizzanti battibecchi, custodite in pensieri menzogneri, in autoconvinzioni (che "Tutto va bene") letali per la salute del corpo e della mente. Spesso inseguiamo chimere velenose ignorando la felicità che ci siede accanto. Resnais si diverte a canzonare i medici e, nonostante le apparenze, come sempre, cambia forma e musa ispiratrice ma non la sostanza della propria poetica: il suo è sempre stato un cinema di dissonanze, parole, coppie smarrite, storie parallele, musiche espressive, barriere temporali sventrate. La canzone la conosciamo tutti: canta dell'amore che va e viene (alla mente) come il ritornello di un'aria popolare.