Drammatico

PALO ALTO

Titolo OriginalePalo Alto
NazioneUSA
Anno Produzione2013
Durata'98
Sceneggiatura
Tratto dadalla raccolta di racconti “Palo Alto: Stories” di James Franco
Fotografia
Montaggio

TRAMA

Giovani oggi a Palo Alto in California: si parlano, si ubriacano, si baciano, si innamorano.

RECENSIONI


Tratto dalla raccolta Palo Alto: Stories di James Franco (in italiano In stato di ebbrezza), l’esordio alla regia della nipote di Francis Ford Coppola è un teen movie tormentato sulla carta: da April che si avvicina al suo allenatore a Teddy arrestato per l’ebbrezza del titolo, fino a Fred assediato dalla propria sessualità e da tentazioni suicide, gli adolescenti di Gia Coppola si dibattono senza tregua ma non provano dolore. Amori in controtempo, coppie intrecciate fra loro, giravolte sentimentali tra sbornie e festini sono inscenati correttamente, ma del tutto edulcorati: ogni figura è appena sbozzata, mai studiata né tratteggiata, il disegno adolescenziale si ferma allo schizzo. Forse per l’esilità della fonte letteraria, le avventure interiori di April si susseguono meccaniche e senza personalità. L’accenno di coming of age incontra lo stereotipo più battuto, la love story tra la ragazza e un adulto ma, in ultimo, lo scioglimento emotivo è affidato all’epifania dell’amore per un coetaneo.


Appena scompigliata dall’ombra della morte nella figura di Fred, con un finale sospeso che non lascia abbastanza dubbi, è una storia dall’intento chiaro: insinuare ma non disturbare, tentare di problematizzare ma cercare disperatamente di piacere. Interpretato da Emma Roberts nipote di Julia (la migliore del cast, tutto sommato), da Jack Kilmer figlio di Val (cameo del padre) e dallo stesso Franco nella parte di Mr. B, Palo Alto non sfiora la rilettura scopica del genere di un Wasted on the young ma nemmeno, più modestamente, il “piccolo ma buono” The Myth of the American Sleepover: ben altri sono gli sleepovers di Gia Coppola, il ridicolo non è sublime, il dolore non fa male. Quanto a James Franco, egli occupa la parte più debole in assoluto: il cliché dell’allenatore che, da ipotetico uomo forte, si rivela particolarmente fragile, adulto littler than teens, riscoprendo una vulnerabilità ipotetica che diventa posa sofferta in cui compiacersi. Inoltre, nella doppia veste di attore/autore del racconto, egli “doppia” il fallimentare Child of God presentato a Venezia in Concorso.