Drammatico

NOI SIAMO INFINITO

Titolo OriginaleThe Perks of Being a Wallflower
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2012
Durata102'
Sceneggiatura
Tratto dadal romanzo The Perks of Being a Wallflower di Stephen Chbosky
Fotografia
Scenografia

TRAMA

1991. Charlie comincia il liceo e si racconta a un amico immaginario a cui spedisce delle lettere.

RECENSIONI

L’adolescenza ferita si confronta con il mondo e il mondo, che avverte l’odore della piaga che sanguina, l’aggredisce. Dice cose molto semplici The perks of being a wallflower, e le dice con semplicità: non intellettualizza il disagio (l’intelligenza è un delitto) o il dolore (la maturità si paga), li presenta per quello che sono (essere sensibili significa soffrire). Nello stesso modo restituisce il senso dell’amicizia, del contatto, del sapere che l’altro c’è, che niente ripaga la tristezza quanto l’eccitazione di un nuovo incontro, del riconoscersi, del condividere all’istante una situazione: ci si ritrova in un libro, in un istante perfetto, in una canzone (il regalo di una compilation è la consegna di un codice che può aprire la porta di un cuore o confermare che rimarrà chiusa per sempre), in passioni fiere che diventano richiami, asserzioni di identità, proposte di scambio.
Tratto dalla novella epistolare del suo regista (in Italia il titolo era Ragazzo da parete nella prima edizione Frassinelli), Noi siamo infinito riporta sullo schermo lo sguardo smarrito e curioso del protagonista romanzesco, un adolescente tanto sensibile quanto riflessivo; il film se si muove sulle logiche del teen movie, non scade mai nella facile commedia o nel drammone lacerante, rimanendo sul filo, evitando l'enfasi di genere, parlando dei piccoli e grandi sommovimenti del cuore di un'età difficile: l'incomprensione che disorienta, la tristezza mista a felicità, l'entusiasmo inquinato dalla malinconia. Charlie è un adolescente che non si fa scegliere, ma che sceglie, senza temere l'impopolarità; si muove con circospezione tra le insidie di un ambiente difficile che non può rifiutare (il liceo) e una dimensione parallela che riconosce affine alle sue corde. The perks of being... parla, infatti, di un'epifania, della scoperta - clamorosa quanto ovvia - che all'esterno esiste quello che si è sempre vissuto dentro di sé: l'uscita dalla festa del college per approdare al party vero (quello alternativo, a casa di Bob) sancisce questo passaggio in maniera simbolica; da quel momento Charlie sa che il suo sperimentare ha uno scopo, che quello che sta cercando esiste, che si nasconde dietro riti e convenzioni di una comunità a cui gli si chiede di uniformarsi. Charlie realizza, soprattutto, che il 'cercare di non essere strano' è il suo paradosso-rifugio.Nel discorso di formazione si innesterà una storia in flashback che chiarirà, mano a mano, da cosa nasce il senso di inadeguatezza e di conflitto del protagonista (un’esperienza traumatica da piccolo, il suicidio del suo migliore amico, i conseguenti ricoveri in ospedali psichiatrici), mentre la sua esperienza si specchia in quella dei suoi due nuovi amici, Patrick/Nothing (crudele soprannome che riassume il senso di un'esclusione sociale e riflette anche lo stato d’animo di tanta adolescenza alla parete - quella che durante le feste fa, per l’appunto, tappezzeria -), che ha una storia, irriferibile ça va sans dire, con il quarterback della squadra di football scolastica, e Sam, fanciulla di cui è innamorato, votata a relazioni fallimentari e distruttive.
Charlie diventerà uno scrittore, scriverà le epistole a un destinatario fittizio (le ascoltiamo dalla sua voce fuori campo), accoglierà l’invito rivoltogli da Sam (write about us), ragazza ferita quanto lui, che lo preserva da ulteriori crudeltà regalandogli (altro passaggio-simbolo) il primo bacio vero, garantendogli un battesimo consacrato dall’affetto e non dalla violenza (com’è accaduto per lei). Film delicato quanto preciso, esaltato dalle ottime prestazioni attoriali, Noi siamo infinito penetra nel mondo dell’adolescenza e ne sonda senza compiacimenti il sottile malessere, cercando di tradurne fedelmente gli umori. A questo fine risponde l’uso strategico della musica: i brani che punteggiano significativamente e quasi commentano la narrazione; la percezione di un’armonia cosmica nell’esperienza dell’ascolto di Heroes, sull’auto, nel tunnel, mentre il vento frusta la faccia di Sam; il motivo del suicidio (pensiero che vagola nella testa del protagonista e non viene mai esplicitato) suggerito dal testo di Asleep degli Smiths - «Non provare a svegliarmi domani mattina/ Perché me ne sarò andato/ Non star male per me/ Voglio che tu sappia/ Che nel profondo del mio cuore/ Mi sentirò felice di andarmene» -, canzone chiave dell’esistenza del protagonista.
Sincero e un po’ fragile, nato per essere condiviso, da valutare più col cuore che con la testa, Noi siamo infinito non sbaglia comunque un tono: classico, commovente film generazionale che “rischia” il culto.