Azione

NEED FOR SPEED

NazioneU.S.A.
Anno Produzione2014
Genere
Durata132'

TRAMA

Tobey Marshall è un eccellente pilota di corse clandestine. Dino Brewster, che sta con la sua ex, durante una gara sperona e uccide il fratello di quest’ultima, poi addossa la colpa a Tobey, che finisce in galera: una volta uscito, per vendicarsi, s’iscrive alla corsa clandestina DeLeon per batterlo.

RECENSIONI

L’idea estetica di Scott Waugh, coerente con quella del suo precedente film Act of Valor, è di restituire l’esperienza di corsa simulata, fra le più realistiche sul mercato, del videogioco omonimo (1994) della Electronic Arts, rifacendosi a opere anni settanta come Il Bandito e la Madama (antieroi in fuga, con nuvole di auto della polizia dietro), citato dal commentatore di Michael Keaton. Ci sono anche Punto Zero, Bullitt (proiettato al drive-in) e Rollercar - Sessanta Secondi e Vai!: obiettivo, rinnegare la messinscena artificiosa del franchising di Fast and Furious e similari (Torque, in cui Waugh faceva lo stunt) e recuperare una direzione piana, che esalti solo, con il posizionamento della macchina da presa all’interno dell’abitacolo delle auto o in volo aereo, la corsa di bolidi fuoriclasse con acrobazie dal vivo, senza ritocchi digitali. A livello spettacolare funziona, personaggi ed interpreti sono efficaci (Imogen Poots è deliziosa) e il racconto, dello sceneggiatore esordiente George Gatins, potrebbe esaltare nella rivalsa del percosso sul prepotente. Ma manca qualcosa: soprattutto nella prima parte, il montaggio ed i suoi tempi non sanno cavalcare al meglio il climax, né ben sottolineare i punti di svolta. E non è certo voluto, dato che si abita il puro territorio di genere, con archetipi classici fino al grossolano (il villain di Dominic Cooper su tutti). Non dovrebbero, ma stonano anche molte esagerazioni, scene con scelte inverosimili da parte dei personaggi, necessarie a fare spettacolo, commedia e ammiccare al pubblico. A mancare, più probabilmente, è la vena ribelle e canagliesca delle pellicole che si vorrebbe replicare: tutto ciò che i protagonisti fanno non è indice di un malessere come in Gioventù Bruciata (altro modello immancabile) o il segno di uno spirito picaresco-piccante presente nelle pellicole di Hal Needham (altro ex-cascatore, amico del padre di Waugh, stuntman a sua volta): le gare sono fini a se stesse, si diventa un pericolo per sé e gli altri in modo gratuito, come fosse normale, prendendosi sul serio.