Horror

MORTI E SEPOLTI

Titolo OriginaleDead and Buried
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1981
Genere
Durata92'
Montaggio
  • 64424
Costumi

TRAMA

A Potters Bluff, cittadina della West Coast statunitense, la vita scorre tranquilla. Le cose cambiano in seguito a una serie di inspiegabili e violenti delitti. Lo sceriffo indaga, ma non sa che pesci pigliare. La soluzione, sconvolgente, è più vicina di quanto crede.

RECENSIONI


Omicidi seriali ed efferati disturbano la quiete di un paesino della provincia americana. Uno sceriffo cerca di venirne a capo, ma resta sempre più coinvolto. Sembra un episodio dilatato di “Ai confini della realtà”, con una situazione assurda che dilaga a macchia d’olio mentre il protagonista prende via via consapevolezza fino al colpo di scena finale. Ma si respira anche un’aria vagamente carpenteriana (The Fog) nell’atmosfera nebbiosa che avvolge le coste del New England e cela i segreti di una comunità solo in apparenza placida e tranquilla. Il regista Gary Sherman (anche i modesti Wanted vivo o morto e Poltergeist III nel suo scarno curriculum) frulla con abilità mezzo secolo di horror e riesce a mantenere desta l’attenzione nonostante lo spettatore sia sempre un passo avanti rispetto al protagonista nella conoscenza dei fatti. Lo aiuta la sceneggiatura di Ronald Shusett e Dan O'Bannon (quest’ultimo già autore dello script di Alien) che, nonostante annodi senza offrire sempre adeguato scioglimento, è in grado di accendere la curiosità nei confronti dei personaggi. Soprattutto riesce a moltiplicare gli indizi costruendo un’incalzante progressione anche se il quadro diventa presto chiaro. Tanti i rimandi cinematografici, da L’invasione degli ultracorpi a La fabbrica delle mogli per il modo in cui spersonalizza le masse riducendo gli individui a morti che camminano. Ciò che più colpisce, però, è come gli zombi non seguano la lezione di Romero (La notte dei morti viventi), ma peschino da un  immaginario molto più antico fatto di riti woodoo, suggestioni e ambiguità (Ho camminato con uno zombi di Jacques Tourneur). Nel cast, oltre a James Farentino, perfetto nel connotare la mediocrità del protagonista, si distinguono Robert Englund (di lì a poco nel mito grazie a Freddy Krueger), Lisa Blount, al centro del potente incipit (il suo ruolo più famoso sarà l’anno successivo quello dell’amica/rivale di Debra Winger in Ufficiale e gentiluomo), il premio Oscar Jack Albertson e la bamboleggiante Melody Anderson, proveniente dal flop di Flash Gordon in cui si contendeva il susanone Sam J. Jones con Ornella Muti. Efficaci gli effetti speciali, il cui trucco si deve a un non ancora celebre Stan Winston, e rincarati su richiesta della casa di produzione PSO International, più interessata al rosso del gore che al nero delle derive. All’uscita nelle sale non ottenne un grande successo, ma la sua fama si è consolidata nel tempo facendolo diventare un piccolo cult, tuttora in grado di offrire spunti di interesse. Ne sono una riprova l’omonimo adattamento della sceneggiatura, operato da Chelsea Quinn Yarbro per la mitica collana Urania, e la storia di Dylan Dog "La zona del crepuscolo", in cui Tiziano Sclavi dimostra di conoscere bene il film.