Commedia

MOLIÈRE IN BICICLETTA

Titolo OriginaleAlceste à byciclette
NazioneFrancia
Anno Produzione2012
Genere
Durata104'
Tratto dada un'idea di Fabrice Luchini

TRAMA

Serge ha abbandonato la carriera d’attore per ritirarsi in una casetta sull’Île de Ré, dove vive come un eremita. A interrompere il suo burbero isolamento arriva Gauthier, amico e collega sulla cresta dell’onda, che gli propone di recitare insieme a teatro Il misantropo di Molière. Serge è scettico, ma chiede a Gauthier di restare qualche giorno per provare entrambi la parte del protagonista, Alceste. L’amicizia ritrovata, la poesia di Molière e l’incontro inaspettato con una donna italiana, Francesca, sembrano restituire a Serge la gioia di vivere, ma i rapporti tra i tre si riveleranno meno facili del previsto…

RECENSIONI

Serge è un interprete teatrale di valore, allontanatosi dalle scene perché disgustato dall’ambiente dello spettacolo; il suo collega Gauthier, famosissimo per il suo lavoro televisivo, è deciso a portare Il Misantropo di Molière sul palco, per costruirsi una reputazione anche da attore serio. La richiesta di Gauthier a Serge di affrontare insieme l’avventura dell’allestimento teatrale del dramma - e i relativi dubbi di Serge sul ritorno alle scene - conducono all’idea centrale del film, quella del confronto umano e professionale tra i due personaggi che si sviluppa nei giorni di prove, necessari, a detta di Serge, per consentirgli di prendere una decisione. I duetti tra i due diversamente gigioni, che si alternano nei ruoli principali, quelli di Alceste e Philinte, costituiscono allora il nucleo dell’opera, le parole di Molière facendo da didascalia al sotteso duello di caratteri e alle differenti pulsioni dei protagonisti.

Tutto però si limita a questo elemento, perché ciò che gli gravita intorno è costruzione posticcia, pretestuoso rinforzo che non acquista mai vita e senso (il personaggio incarnato da Maya Sansa, le situazioni dell’albergo in cui risiede Gauthier, la sua ricerca di una casa, le gite in bici, i meteorici caratteri di contorno); tutti i tentativi di rimpolpare il soggetto (nato da un’idea di Fabrice Luchini), con ambiguità e sospetti di reciproco tradimento, non sortiscono effetto: soprattutto nella seconda parte il film palesa i suoi limiti e la fragilità dell’impianto, non riuscendo mai, da un lato a far emergere la tensione dello sforzo creativo legato alla rappresentazione del testo di Molière, dall’altro a dare sfumature alla relazione (tra sado-masochismo e gioco a rimpiattino) dei due protagonisti.
Il mancato lieto fine suona come un disperato (e ulteriormente fallito) tentativo di riscatto.