Commedia

MODALITÀ AEREO

TRAMA

Diego è un imprenditore di successo. Ricco e poco curante del bene altrui, non si fa scrupoli a sminuire il prossimo. Il suo atteggiamento gli si ritorce contro quando dimentica nel bagno di un aeroporto il suo cellulare di ultima generazione. I due inservienti Ivano e Sabino decidono così di vendicarsi dell’arrogante riccone e di rubargli la sua vita digitale.

RECENSIONI

MODALITÀ AEREO

Fausto Brizzi è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita. Quando va bene respiri un frizzante teen-drama a la Notte Prima degli Esami, quando va media digerisci (con difficoltà) carnevalate made in Italy come Poveri ma Ricchi, ma quando va male...Beh, quando va male ti tocca Modalità Aereo.
L'ultima fatica (?) del regista romano è un prodotto frivolo e disordinato: un film lasciato a grezzo, con una sceneggiatura ellittica, dialoghi forzati e pochi spunti comici convincenti. Il concept è combattuto: l'incipit sciocco e puerile lascia presagire il peggio, ma la storyline esce dalla turbolenza nel secondo atto, regalando qualche acrobazia aerea prima dell'atterraggio di emergenza. MacGuffin in fabula, uno smartphone/mela della discordia che, caduto nelle mani sbagliate, innesca una parata di fraintendimenti e farse giullaresche, destinata a degenerare nell'assurdo.
Spunto davvero scarno ed inflazionato da cui sviluppare un copione, che affida la sua buona riuscita a luoghi comuni, stereotipizzazioni, ammiccamenti ai millennials e surreali banalizzazioni di trend giovanili. Da riconoscere almeno la fluidità dello screenplay: inserti diegetici accessori e dilatati si alternano a sequenze dal montaggio scarno ed incalzante. Ma 100 minuti corrono via piuttosto in fretta, lasciando allo spettatore un ricordo vago, dal retrogusto amaro.
Code word: qualunquismo. Non è messa in discussione la genuinità del messaggio, quanto la superficialità con cui viene trattato. Il film è un collage di pattern usitati, battute telefonate e risvolti intuibili. Si vuole far ridere, intrattenere e pure riflettere, ma tutto si (con)fonde in un canovaccio parodico-satirico senza mordente.
Cartellino rosso, (e cinque giornate di squalifica) per gli intermezzi musicali: il cinema comico italiano sta attraversando un brutto momento, perché infierire! Le parentesi da "moderno" musicarello, in cui la voce di Lillo (edulcorata da un massiccio autotune) intona brani indimenticabili quali "Boys, Boys Boys" (con un immancabile cameo della Salerno), "Amico è", ed "In ginocchio da te" ("Gianni, perdonali!"), accompagnate da suggestive coreografie stile Broadway-dei-poveri, rasentano il grottesco.

Ciliegina sulla torta: interpretazioni dimenticabili di un cast slegato ed improbabile, composto da grandi e piccoli nomi della scena comica italiana. Ruffini come miliardario non è credibile; sarà la sua briosa (ma involontaria!) toscanità, la sua poca dimestichezza con il grande schermo, o sarà semplicemente che per recitare si dovrebbe essere attori. Insufficienza grave per Pasquale Petrolo a.k.a. Lillo, bocciato su più fronti: interpretativo, comico e canoro. Violante Placido è rinchiusa in una caratterizzazione da recita delle elementari; quando come prima battuta ti danno "una fetta di culo, no?", rialzarsi diventa un'impresa titanica.
Stella al merito per l'ipnotico savoir-faire e la bonarietà di Dino Abbrescia, l'unico e vero portatore sano di ilarità: una naturalezza, la sua, che quasi stona con gli automatismi e l'eccessiva buffoneria sfoggiata dai colleghi (parlo anche con te, Guzzanti!).
Tirando le somme: Brizzi fa un bel buco nell'acqua. Modalità Aereo non decolla, anche perché gli mancano ali...Motore, pilota e passeggeri. Equivoci comici, sentimentalismo spicciolo, stacchetti musicali ("Signora che faccio, lascio?!"): tante idee e ben confuse. Il regista sembra aver perso l'equilibrio e la piacevole alchimia delle sue prime pellicole; forse sono cambiati i tempi, forse il pubblico, forse lui. O, forse, non basta incentrare una storia ruffiana su uno smartphone per accaparrarsi qualche risata facile. Un film tecno(il)logico con problemi sia di hardware, che di software. C'è solo da augurarsi che sia ancora in garanzia. In-App-agante.