Azione, Spionaggio

MISSION: IMPOSSIBLE – ROGUE NATION

Titolo OriginaleMission: Impossible - Rogue Nation
NazioneUSA / Cina
Anno Produzione2015
Durata131'
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Ethan Hunt vuole smascherare e sgominare il fantomatico “Sindacato”, organizzazione criminale internazionale. Ci riuscirà senza l’ausilio di controfigure.

RECENSIONI

E siamo a cinque. Dopo il primo capitolo di De Palma troppo spesso sottovalutato (è invece film depalmiano fino al midollo), la saga è finita nelle mani di Tom Cruise che, ormai, sembra averla eletta a palcoscenico riepilogativo della propria epopea eroico/attoriale, territorio privilegiato nel quale riassumere, perpetuare e di volta in volta aggiornare il suo status di (ultimo) Divo Hollywoodiano. JJ Abrams prima e Brad Bird poi hanno, di fatto, risollevato la serie dopo lo zoppicante capitolo (T)Woo e ora, questo di Christopher McQuarrie, già cruisiano DOC, sembra un episodio di assestamento e consolidamento. Privo com'è di rilevanti guizzi emotivi da prendere moderatamente sul serio (MI3), così come di giochi formali e narrativi che rimandano alle origini depalmiane (MI4), Rogue Nation è puro divertissement alleggerito in tutte le sue componenti.Il brand è riproposto in ogni suo tratto caratteristico, dall'irruzione nella fortezza inespugnabile, alle maschere di lattice passando dai doppi/tripli giochi d'ordinanza. Tutto fatto in maniera pedissequa e, come si accennava, senza mediazioni o giochi sulle aspettative dello spettatore. Tralasciando il primo capitolo - fuori scala - di De Palma, che si apriva già con una piccola mise eb abyme che raddoppiava il film (nel film), anche Abrams stupiva il suo pubblico tradendone le attese (il recupero della 'zampa di lepre' confinato fuori campo) e lo stesso Bird tornava depalmianamente su una sequenza (quella con protagonista Josh Holloway) come luogo cinematografico da smontare e indagare, in cerca delle verità nascoste. McQuarrie non fa niente di anche solo vagamente teorico. Il solo acceleratore sul quale spinge è quello di Cruise ed è proprio all'agiografizzazione di Tom che piega anche lo specifico filmico.Durata e scala dei piani, taglio delle inquadrature, tutto sembra pensato per assecondare il Divo nella propria sovraesposizione: la sequenza iniziale, dell’assalto all’aereo, non è girata in modo da renderla particolarmente dinamica, cinetica o spettacolare ma per far notare al pubblico pagante che quello sospeso nel vuoto è proprio Tom Cruise e non una sua controfigura. Idem per la scena madre, la violazione del sistema di sicurezza subacqueo, nella quale il long take su Cruise ha la sola, evidente funzione di mostrare per quanto tempo il Nostro sia in grado di trattenere il fiato. E così via.

Rogue Nation finisce così per risultare una pellicola educata, finanche timida nel suo riverire la saga ma soprattutto il suo attuale custode, al cospetto del quale si genuflette senza compromettere (del tutto) l’autosufficienza del film. Per ora.