MIRAMAR

Anno Produzione1997

TRAMA

RECENSIONI

Come un Bildungsroman, Miramar è un film di formazione.
E’ la crescita di un giovane cineasta, Miramar, dopo il suicidio dei genitori, che supera la solitudine e il dolore attraverso un percorso che lo porta verso l’arte.
Una formazione che è culturale, affettiva, cinematografica, filosofica, sessuale e si sviluppa, nella frammentarietà narrativa del film, attraverso riti di passaggio esemplificati da scene, azioni e momenti dal valore simbolico e allegorico. Ricco di citazioni, sia attraverso le immagini che le parole, e di riferimenti alla letteratura, ai miti e al cinema.
L’artificiosità, il rifiuto realistico, i tratti estremi e il carattere simbolico di cui l’opera di Bressane si compone vengono alleggeriti dall’ironia che è propria dell’autore sudamericano e stemperati dai continui richiami alla musica popolare brasiliana. Nel testo filmico e nella formazione dell’adolescente Miramar si contaminano le arti, dal teatro alla letteratura, dalla poesia alla musica fino alla pittura, e poi alle immagini a colori si mescolano altre di repertorio in bianco e nero.
La passione godardiana per il mare, per l’incresparsi delle onde, il suo andirivieni infinito ossessiona Miramar, ed è sempre sfondo dell’azione nel film. Sia il mare che il cinema sono presenti nel nome del ragazzo, nei suoi occhi scuri che pian piano acquistano lo sguardo che lo porterà a realizzare un primo film con la sua 16mm.
E’ metafora della migliore stagione del cinema brasiliano, la gioventù; è anche velatamente autobiografico. E’ d’altronde un’opera metacinematografica, allo stesso tempo di sperimentazione (su un piano estetico) del linguaggio-cinema, sia a livello universale che particolare, e poi una riflessione sull’arte, sul concetto di creazione artistica e sul valore delle immagini.

                             Mauro Ravarino