Commedia

MA COSA CI DICE IL CERVELLO

TRAMA

Tutti (comprese una figlia che a scuola si imbarazza e una madre bizzarra e insopportabile) la credono una scialba impiegata ministeriale; in realtà Giovanna è un agente segreto spesso impegnato in operazioni delicatissime, ma la sua vita divisa tra lavoro e incombenze del quotidiano non è tra le più semplici, e l’inciviltà crescente dell’umanità che incontra ogni giorno finisce per svuotare il suo spirito. Dopo molti anni si ritrova una sera con i suoi quattro amici del cuore ai tempi del liceo e scopre quanto anche la loro esistenza non sia affatto perfetta ma venga, anzi, peggiorata dalle prepotenze di una società sempre più ignorante e aggressiva. Per Giovanna è l’inizio di una nuova missione speciale…

RECENSIONI

«Ci sono cose che nessuno ti dirà, ci sono cose che nessuno ti darà, sei nato e morto qua, sei nato e morto qua, nato nel Paese delle mezze verità». In Italia, più di qualcuno lo ricorderà, va così, ci cantavano Fabri Fibra e Gianna Nannini nel 2007. Nel 2011 Berlusconi dava ragione a Mussolini:«È un Paese ingovernabile». Oggi possiamo sentirci anche più giusti degli altri se il nostro cuore batte più hype dell’intero vicinato social-fandomico, se siamo innamorati devoti, critici o capricciosi di ogni Avengers e Trono di spade del mondo ma, al di là di ogni slancio, di ogni passione o feticismo o illusione di salvezza, ci è comunque impossibile prescindere poi dalle devastanti nutelle di Salvini, dalle neocinepanettoniche vacanze sciistiche di Di Battista e Di Maio, dalla deregulation culturale e intellettuale, persino intellettiva che governa il nostro presente, da ogni autorità internettiana ammantata di Caps Lock e nuova scienza preparata in casa. Ma, allora, cosa ci dice il cervello nel 2019? Ad alcuni, forse, che dopo l'Italia di Totò, o di Alberto Sordi, di Paolo Villaggio, passando poi per Calà, De Sica e Boldi, oggi c'è quella di Checco Zalone. E, certamente, quella di Paola Cortellesi. L'ultimo film di  Riccardo Milani non sta a raccontarci tutto questo, almeno non punto per punto, non così direttamente, ma è qui che bisogna guardare se cerchiamo uno specchio che possa restituirci un plausibile, parziale, stato delle cose. Perché - posto che la migliore commedia sociale degli ultimi anni resta Loro di Sorrentino - se c’è un regista italiano che sta costruendo da anni un album abbastanza fedele del nostro Paese, questi è proprio Milani, ben consapevole che Il posto dell’anima, qui, non esiste più.

Un po' conseguenza di Come un gatto in tangenziale, Ma cosa ci dice il cervello (ulteriore tassello del sodalizio creativo di Cortellesi e Milani con Furio Andreotti e Giulia Calenda, autori da tempo legati alla coppia) sembra rappresentare una sorta di capitolo finale di un percorso  tra gli umori, le scorciatoie e gli ammaccamenti morali del nostro Paese avviato da Benvenuto Presidente! (2013). Percorso non esente anche da ruffianerie e semplificazioni eppure interessante, proprio perché certifica un'impossibilità di dare una misura, un nome a questo presente italiano mai votato al futuro. Ma cosa ci dice il cervello, allora, prova ad aggiungere un corpo estraneo alla commedia popolare che non può più dire chi siamo; prende l'action e lo ritaglia intorno al corpo e alla mimica di una Paola Cortellesi performer della trasformazione sempre più abile (e qui anche allenata, qualche volta anche in grado di fare a meno di controfigure). Tenta di portare il racconto, pur nella dichiarata leggerezza del registro, tra il sorriso e la risata, su un livello più stratificato, ma alla lunga il meccanismo si rivela più prevedibile e ripetuto: insomma, siamo dalle parti dell’appoggio drammaturgico più che dell'innesto narrativo, siamo in presenza di una brillante ragioneria messa in trama più che di un'elaborazione critica (che possa essere, certo, anche seriamente parodica). Ed è per questo che anziché a una possibile combinazione, a una possibile trasfigurazione, assistiamo a un accumulo di situazioni in funzione dell'eroina Giovanna/Cortellesi e dei suoi "poteri" (dopo La Befana vien di notte di Soavi) che porrà rimedio ai torti subiti dai suoi amici - professori bullizzati a scuola, hostess d’aereo maltrattate dai passeggeri, allenatori di calcio insultati dai genitori, medici aggrediti da pazienti coatti nutriti dalla scienza "Webbe" - senza svelare mai a nessuno (o quasi) chi è lei veramente.
Un gioco, intendiamoci, che - senza meta né metadiscorso particolarmente elevati -, nella sua chiara evidenza, riesce a divertire: il gruppo di amici della protagonista (Stefano Fresi, Vinicio Marchioni, Claudia Pandolfi e Lucia Mascino), la madre (Carla Signoris), l’ex marito (Giampaolo Morelli) e i personaggi interpretati dai vari Remo Girone, Paola Minaccioni, Ricky Memphis, Teco Celio e Alessandro Roja (senza dimenticare il terrorista di Tomas Arana) sono tutti più o meno perfetti, quasi, come dire?, autosufficienti nel comporre il mosaico di volti, episodi, battute, dentro un racconto che alla fine sa sempre dove vuole andare a parare annettendo, tra le alte cose, i necessari ravvedimenti e prese di coscienza. Ma, in fondo, può bastare anche questo, perché se nel finale Giovanna si ferma e scende finalmente dall'auto è probabile che incontri qualcuno di noi.