Drammatico

LOVE AFTER LOVE

Titolo OriginaleDi Yi Lu Xiang
NazioneCina
Anno Produzione2020
Durata141'
Sceneggiatura
Trattodal romanzo Aloeswood Incense: The First Brazier di Eileen Chang (Zhang Ailing)
Montaggio
Scenografia
Costumi

TRAMA

La giovane Ge Weilong viaggia da Shanghai a Hong Kong per completare la propria istruzione. Per pagarsi gli studi, chiede aiuto alla zia, la signora Liang, che conduce però una vita equivoca. A poco a poco Weilong diventa una marionetta nelle mani della zia, che la coinvolge nell’adescamento di uomini ricchi e potenti, finché la giovane non viene attratta dal playboy George Qiao, il cui scopo è quello di sposare una ragazza ricca per mantenere il proprio stile di vita lussuoso.

RECENSIONI

Una protagonista giovane e ingenua che capisce a proprie spese come va il mondo. Una zia, diavolo bellissimo, che regge le fila di un teatrino familiare in cui tutto è già deciso, perché i destini di ognuno sono scritti dalle leggi sociali. Un giovane playboy diviso tra tormento e deboscio. Ann Hui mette in scena, sotto forma di romanzo di formazione, un intrico di impulsi primari, travestiti in sfarzosi costumi (by Emi Wada), e un melodramma impastato di sentimenti puntualmente sacrificati. La storia del confronto obbligato che la protagonista si trova a dover fare con un mondo nuovo (Cina, piccola borghesia e minima educazione versus Hong Kong, aristocrazia ed etichetta) suona come un dramma di James Ivory ambientato in Oriente: anche qui, dietro la perfezione dell’art direction, dentro quegli abiti meravigliosi, i mobili intarsiati, gli oggetti preziosi che popolano i tavolini, le lampade che settano l’atmosfera e i tendaggi che si muovono al soffio della brezza, bruciano passioni, si tendono trappole, si imbelletta il cinismo di un ceto, si sancisce uno status e la sua forza. Anche qui il ricamo su un tessuto e il riflesso di un gioiello sono importanti quanto l’intreccio, i dialoghi e i personaggi. Anche qui la storia d’amore (che non di solo amore è fatta) e di sesso (che vuol dire potere) cela il fondamentale discorso, che è economico e di classe. Anche qui il nuovo ambiente con cui si viene a contatto porta a imprevedibili scoperte su di sé e sugli altri.
Ann Hui conduce da maestra suprema questo balletto di relazioni pericolose (manipolazione & voracità - maschili e femminili -) corredandolo con tutto il lusso che può permettersi (non poco, esaltato dalla fotografia di Christopher Doyle), consegnando un’opera che sa coniugare l’eccelso virtuosismo figurativo alle forme ibride del dramma (perché insieme classiche e moderne: come le musiche di Ryuichi Sakamoto che ne costituiscono lo specchio sonoro).
Che goduria.