Drammatico, Fantascienza

LIGHT OF MY LIFE

Titolo OriginaleLight Of My Life
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2017
Durata119’
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Un’epidemia ha sterminato il genere femminile ma non sua figlia che è immune. La fa passare per un ragazzo, istruendola alla sopravvivenza e alla fuga: le persone malintenzionate si annidano ovunque.

RECENSIONI

Dopo il mockumentary Joaquin Phoenix - Io sono qui!, il Casey Affleck regista adatta una sua sceneggiatura originale che tanto originale non è: la fantascienza distopica ad altezza uomo, con la razza incapace di procreare, viene da I Figli degli Uomini, mentre la prima parte pare un calco di Senza Lasciare Traccia, con sopravvivenza al di fuori della civiltà, padre diffidente ma prole desiderosa di contatti, casa e motivazioni per darsi alla macchia, e con tema della paternità iperprotettiva, qui risolto con il vistosamente “autorale” prologo di 12’ sull’Arca di Noé, mito di cui s’approprierà la figlia in vena d’autodeterminazione. In assenza di talento compositivo, restano le riflessioni e i “riflessi”, ovvero l’arte del recitare. Nel primo caso l’opera è figlia del suo tempo con categoria di pensiero unica e politicamente corretta, quindi niente Il Tempo dei Lupi ma nemmeno The Road che, almeno, non lesinava su durezze homo homini lupus (le attrattive della preda sono demandate all’immaginazione). Affleck incespica anche in passaggi in cui non ha radici il ragionamento del padre: scrupoloso fino alla paranoia, non si chiede perché tutti capiscano che suo figlio è femmina; tratta ingiustamente un giovane che potrebbe essere una risorsa; ferito, urla il nome della figlia mettendo entrambi in pericolo. Ma, fedele al titolo prescelto, il film sa descrivere l’amore (e l’ansia) di un padre, sia attraverso la direzione di Anna Pniowsky, che fissa il genitore senza tradire emozioni e lo tempesta di domande, sia con la prova di Affleck stesso (“padre” anche in Manchester by the Sea dell’anno precedente: le riprese risalgono al 2017), nello spettro della fermezza per amare, salvare, rassicurare: il film è anche una sorta di trattato di educazione (i manuali che il padre cerca in libreria) dove il genitore risponde sempre e forgia gli strumenti per l’indipendenza. Altro merito, la chiusura sanguigna dopo tanta mollezza: il nemico ha un volto, la lotta è concreta e la prole autosufficiente.