Animazione

L’ERA GLACIALE 3 – L’ALBA DEI DINOSAURI

Titolo OriginaleIce Age: Dawn of the Dinosaurs
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2009
Durata91'
Montaggio

TRAMA

Diego si allontana dal “branco” perché si sente di troppo con il cucciolo di mammuth in arrivo. Anche Sid ha voglia di maternità, trova tre uova giganti e le accudisce: nascono dei piccoli T-Rex, la cui madre svela loro una valle segreta, rifugio dei dinosauri.

RECENSIONI

Chi scrive, per motivi prettamente logistici, fu sprovvisto di occhialini 3d e, ponendosi dei limiti, non può esaurire in toto alcun discorso “percettivo”.

Detto questo, appare alquanto evidente come la costruzione dello spazio, nel suo invasivo e ipertrofico dinamismo (in crescita esponenziale rispetto ai capitoli precedenti) alluda ad un’esperienza tridimensionale; non tanto per la fanfara avventurosa, una politica (im)produttiva fin troppo esplicita, quasi ad evidenziare che il supplemento visivo sia direttamente proporzionale a questa, quanto nelle forme dello sguardo, propense a privilegiare la soggettiva nella sua macchinosa, ma funzionale, immedesimazione (fin dai titoli di testa, l’entrata in scena di Scrat si pone come intermediario della fruizione 3d) .
Lanciandoci dietro alle spalle questa breve parentesi, rimane da constatare come L’era glaciale 3 (d) sia l’anello debole della serie. A monte cambia ben poco: l’ennesimo mondo, altro, che sbuca fuori e mette in moto l’azione pirotecnica, i conflitti del Singolo che, dopo la ricostituente presa di coscienza della propria natura (non puoi dare da mangiare i broccoli ad un cucciolo di T-Rex) si reintegra nel Branco, fonte di buoni sentimenti e tolleranza delle diversità, l’avventura come modus vivendi, stimolo vivificante e grande parco giochi, contraltare all’apatica sedentarietà (domestica su tutte) ed elemento di coesione della comunità che riesce così a livellare i vari contrasti, etc.
A valle invece i risultati sono ben diversi: senza precipitare nell’ennesimo elenco, basta soffermarsi sul macroscopico inaridimento dei personaggi e delle situazione delineate, dove si concentrano i cancerogeni semplicismi di parte dell’animazione contemporanea (ho già detto tutto, a suo tempo, nella recensione di Kung Fu Panda) a partire dal tutt’altro che squisito registro dei dialoghi (vi prego, non parlatemi di funzionale nonsense), per precipitare nella mancanza di introspezione che, nel primo episodio, riusciva a bilanciarsi magnificamente con l’inconfondibile nevrosi della comicità.
Nel rimandare al tanto amato giochino del citazionismo, viene passato in rassegna l’immaginario del cinema fantasy e d’avventura (da Star Wars a La Storia Infinita, e tanto altro), ben confezionato, ma pur sempre petulante, meccanica esibizione ad incastro che dovrebbe perlomeno provare a rinvigorirsi con un briciolo di originalità. La mia insofferenza si placa davanti all’aura cult di Scrat, di fronte al quale persino il mio fare intollerante si scioglie. Neanche il fascino illusorio di una scoiattolina può distrarlo dal suo tesssoro!

Il più debole dei tre capitoli, troppo melenso e improntato ai valori della famiglia e dei moti di cuore (anche Scratch s’innamora): difetti presenti anche nel primo capitolo (non per niente firmato dagli stessi sceneggiatori, rientrati, Peter Ackerman e Michael Berg) che, però, poggiava su di un racconto più intrigante e su invenzioni originali (qui l’idea forte è La Terra Dimenticata dal Tempo). Con buona pace dell’artificioso buonismo, le parti più riuscite riguardano proprio il rifiuto dell’accasarsi convenzionale: vedi Scratch che, stufo della vita di coppia, torna alla sua ghianda (che acquista un’anima e gli corre incontro) o il nuovo personaggio del furetto (un già-visto, esaltato ninja rambesco da Kung Fu Panda e Mr. Crocodile Dundee) che sceglie di vivere fino in fondo il proprio legame morboso con il mostruoso Trudy. Fra battute e situazioni comiche abbastanza convenzionali, ci sono troppi ammiccamenti alla (nostra) contemporaneità, canzoni comprese (vedi anche il furetto che usa il sasso come un cellulare): forse sono il parto di un altro dei quattro sceneggiatori, il Mike Reiss dei “Simpson”. Ciò non toglie che l’avventura perigliosa affrontata dai nostri protagonisti sia mirabolante e simpatica: nel momento in cui varcano la soglia della terra dei dinosauri, ne accade davvero una dietro l’altra, Sid e Scratch sono sempre più spassosi, con quest’ultimo ineditamente (quasi) diegetico rispetto alle peripezie del “branco” (eccellente l’idea di affiancargli una scratchina terribile: da plauso la scena in cui gli strappa la pelle pur di impossessarsi della ghianda).