LE VOYAGE DU BALLON ROUGE

Anno Produzione2007

TRAMA

A Parigi il piccolo Simon è trascurato, lo segue un palloncino rosso; la madre presta la voce ai burattini e, presa dai preparativi del nuovo spettacolo, affida il figlio alle attenzioni di Song Fang, studentessa di cinema taiwanese.

RECENSIONI

Distrazione di Parigi

Hou Hsiao-Hsien sfida apertamente la maniera e vince. Girato su commissione per il 20° compleanno del Musée d’Orsay, (ma anche il bellissimo Cafe Lumiere era confezionato per i 100 anni di Ozu), dove il plot superfluo si chiude, il film è un’associazione deliziosa per immagini: lente spoglia sui rapporti umani che crepitano al fuoco della distrazione (la madre tralascia il figlio come la casa, ostaggio di altri abitatori), valorizzazione suprema dei tempi morti, accostamenti arditi e timide fughe nel surreale. Alla prima opera europea, l’autore continua a manovrare nel contemporaneo e marca ancora il segno dei tempi, inchiodando i personaggi alla rispettiva confusione e mostrandone sottovoce l’avvenuto regresso, agli esatti antipodi del progresso; quindi costringendoli a rivolgersi alle marionette, come Suzanne (un’ottima Binoche), perché è questo l’unico “oggetto” che si può controllare (favolosa rappresentazione amorosa, sui titoli di coda, in cinico contrasto con l’instabilità interiore della donna). Le voyage du ballon rouge è un nuovo titolo raffinato, colto e cinefilo: nell’asiatica Song Fang (non a caso babysitter), palese doppio del regista, la realtà è filtrata dall’occhio meccanico e rivestita in altra forma. Ma non solo: a ben guardare nel corso d’opera, come riverente inchino a Parigi, parecchie espressioni di arte (scultura, pittura) mostrano il proprio meccanismo, perfino l’artificio del palloncino rosso è candidamente svelato. Conosciamo il trucco ma questo non smette di evocare meraviglia (il prefinale: il bimbo scivola nel sonno, il palloncino si allontana) perché l’altissima idea di cinema del taiwanese, declinata in lievi piani sequenza, ammazza la trama e cammina per metafore e semplici visioni. C’è lo sfondo francese ma nessuna concessione all’occhio occidentale e alla funesta ricerca dell’inizio, svolgimento e fine. Variazione sul tema della nuova famiglia, sullo sfilacciamento delle relazioni e sulla malattia della negligenza che sviluppa tra rumori e colori nella media città occidentale (Parigi gemella di Tokyo); inferiore alla prova precedente, il maestoso capolavoro Three Times, ma comunque memorabile.

Voto: 7                                        Emanuele Di Nicola


Bollire il mare

Hou Hsiao Hsien sussurra una storia dolce-amara di tenerezza e disincanto inseguendo un bambino e un palloncino rosso: Le vojage de ballon rouge raccoglie nel suo abbraccio protettivo le sensazioni e i guizzi vitali di una famiglia ormai in frantumi, di una studentessa cinese aspirante regista dal talento visionario e di una serie di altri piccoli personaggi che costellano la vita di una Parigi viva ed elegante. Hou Hsiao Hsien si accomoda con compostezza nelle pieghe della vita di anime semplici, assetate di arte e di poesia, attente all’importanza dei rapporti umani: gli abbracci e i baci si fanno così messaggeri di profondi sentimenti di affetto, rispetto, reciproca stima. Poco importa dunque se ogni personaggio che compare sulla scena sembra sempre trascinato via dall’impeto forsennato del tempo che scorre implacabile in giornate piene di impegni: basta uno sguardo per capirsi, un sorriso per donare sicurezza, una mano sulla spalla per far sentire la propria presenza. E’ in questo sottile e poetico quadro emotivo di comunione e attaccamento che Hou Hsiao Hsien inserisce il doloroso tema della disillusione: il sogno di una famiglia unita si scioglie come zucchero nell’acqua davanti agli occhi del piccolo Simon, ragazzino la cui sensibilità scalpita balenando dietro i suoi grandi occhi castani. Una madre affettuosa ma spesso troppo impegnata si ritrova alle prese con un marito ormai distante, che con il pretesto della carriera di scrittore si è allontanato da casa e da allora fornisce raramente frammentarie notizie su di sé. Mille sono le questioni che vengono a galla nel corso dei minuti: inquilini che non pagano l’affitto, spettacoli da organizzare, assenze e ritorni: il ruolo fondamentale di ogni familiare si tramuta nell’evanescente fantasma di una realtà da ricostruire. Hou Hsiao Hsien continua a seguire con attenzione le reazioni dei suoi personaggi: il riferimento continuo al mondo delle marionette non è da intendersi come l’ennesima formalizzazione del rapporto storia/regista quanto come l’esemplificazione del solito ruolo di burattinaio posseduto saldamente dal Destino. Apparentemente una visione così severa mal si adatterebbe allo spirito aggraziato e morbido con il quale si articola il film: in realtà Le vojage de ballon rouge si affida ad una struttura malleabile che riesce ad attutire i colpi di una realtà cruda e difficile. Il palloncino rosso vola silenziosamente per le strade di Parigi, ricalcando le rotte di volo che già erano state al centro dell’omonimo film di Lamorisse. Come un compagno di viaggio fedele, il palloncino si trasforma in un’ancora di sicurezza per il bambino: in un mondo dove una dopo l’altra scivolano via e si sostituiscono situazioni, emozioni, protagonisti, resta stabile solo la presenza di quel piccolo punto rosso nel cielo azzurro/grigio di Parigi. Anche qui però si tratta di illusione: la compagnia del palloncino è determinata dalla regia della giovane cinese e lo scarlatto volteggiare dell’amico di gomma è guidato dal talento invisibile di un uomo vestito di verde (destinato ad essere “cancellato”), dalla fantasia di un’artista lontana da casa che cerca di respirare a pieni polmoni la vita della capitale del cinema.
Così la personificazione umana più consistente diventa quella del flipper, il cui gioco non a caso rappresenta un divertimento quasi ossessivo: la pallina schizza via sotto le spinte dei pulsanti in maniera apparentemente libera, ma in realtà incanalando i proprio movimenti all’interno di percorsi prestabiliti. La vita è una scatola chiusa nella quale è possibile schizzare via, a patto che non si resti eccessivamente schiaffeggiati dagli impulsi delle levette.
Il resto è rumore di stoviglie in una brasserie, profumo di asfalto bagnato per le strade e di stufati cotti sui fornelli a gas: Hou Hsiao Hsien si affida ad un quadro per definire i significati delle sue suggestioni, evocando un fare didascalico che poco si addice alla sua poetica. Ciò non toglie che si continui a volare via, scorgendo da lontano il bagliore candido del Sacro Cuore e poi a poco a poco ogni tetto parigino, che si fa familiare, amico.

Voto: 7,5                                      Priscilla Caporro