Drammatico

LASCIA PERDERE, JOHNNY!

TRAMA

Cosenza, metà anni Settanta. I primi passi del giovane chitarrista Faustino (ribattezzato Johnny) nel magico mondo dello spettacolo._x000D_

RECENSIONI

Primo lungometraggio di Fabrizio Bentivoglio (che aveva presentato a un Festival di Venezia di alcuni anni fa un corto, Tipota, di scarso interesse e ancor più scarso riscontro), Lascia perdere, Johnny! è il classico esordio “all’italiana”: un compitino svolto con garbo e una punta di pedanteria, scandito da una voce over che, al solito, dovrebbe "spiegare" situazioni più chiare del giorno e infondere (ma è fallace speranza) ritmo e vigore al racconto per immagini. Estremamente rispettoso del modello rubiniano (nel senso di Sergio), Bentivoglio accarezza la chitarra e sfoglia l'album dei ricordi di un’Italietta passata che non vuole passare, (ri)proponendo un Mezzogiorno dai toni solarmente crepuscolari, cornice perfetta per l’ennesimo romanzo di formazione con disillusione e speranza di redenzione incluse nel prezzo. In assenza di una regia propriamente detta (due movimenti di macchina due, per quanto puliti e precisi, non fanno una regia, e tacerò per pietà del finale "onirico"), il film riposa interamente sulle solide spalle di attori superbi, che abitano con limpida disinvoltura le rispettive macchiette (si distinguono in particolare il giovane Antimo Merolillo e la navigata Golino), e su un'azzeccata colonna musicale.