Commedia

LA SCUOLA

NazioneItalia
Anno Produzione1995
Genere
Durata110’

TRAMA

Ultimi giorni di scuola: un professore, comprensivo e amato dagli alunni, è l’esatto contrario di un autoritario e temuto vicepreside. È quest’ultimo, però, a conquistare il cuore dell’insegnante amata da entrambi.

RECENSIONI

Siamo alle solite con Daniele Luchetti: tanta buona volontà, intuizioni eccellenti, risultato complessivo più tiepido della somma delle sue parti. Utilizza ancora i modi della commedia leggera per veicolare un’invettiva sarcastica, nella fattispecie contro l’istituzione scolastica che non funziona, racchiusa fra mura che crollano addosso agli astanti senza, d’altro canto, creare un varco comunicativo fra mondi separati, quello della didattica e quello giovanile. Maestri ed alunni, in realtà, si somigliano più di quanto rivelino le apparenze: questione di desideri, emozioni, “ragazzate”. L’opera è tratta da tre romanzi dell’ex-insegnante Domenico Starnone (anche sceneggiatore), già rappresentati a teatro: accettare che il suo sia il “prof” ideale (mansueto, indulgente) è una questione di punti di vista, ma è curioso che l’opera finisca per rifletterne le (?) qualità, limitandosi a “demolire” senza indicare una via valida per ricostruire. Se, cioè, un’istituzione siffatta non ha il diritto di bocciare nessuno, è anche vero che non è promuovendo senza criteri che si formerà la classe dirigente del futuro. Ambiguamente, Luchetti sospende il giudizio su questo punto, dice e non dice: bastava smussare il buonismo incosciente dell’insegnante per dare più spessore al discorso sull’istruzione. Fra macchiette, allegorie originali e allusioni semplicistiche, al regista manca la misura, non la personalità: lo stile grottesco-surreale gli sfugge di mano, più effettistico dello scrutinio finale dei professori (vedi il colpo di scena su chi è l’amante della bella insegnante) ma offre anche “numeri” validi, come quello durante i titoli di testa (didascalie da cinema muto e carrello veloce della macchina da presa sui banchi di scuola) o la soggettiva finale de La Mosca cronenberghiana, che è un inno alla libertà creativa del giovane e all’elasticità di giudizio nei suoi confronti.