Avventura, Commedia

LA REGINA D’AFRICA

Titolo OriginaleThe african queen
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1951
Durata103’
Tratto daC.S. Forester
Fotografia

TRAMA

Africa Orientale, 1914: la sorella di un missionario resta sola nella giungla dopo un raid tedesco. La prende a bordo della “Regina d’Africa” un mercante canadese. Lei gli propone di affondare una nave nemica.

RECENSIONI

Impresa disperata, per due caratteri antitetici, in un’Africa selvaggia: fra tedeschi, rapide, sanguisughe, labirintici canneti, coccodrilli, zanzare e febbri micidiali lo spirito d’avventura è assicurato ma Huston ama anche spargere acido sulla contrapposizione fra missionaria bigotta e rozzo scansa-guai, sull’etnocentrismo occidentale (l’incomunicabilità fra canti di chiesa e ritmi tribali), sulla crudeltà del puritanesimo (se piove, è sconveniente stare al coperto con una donna; le bottiglie di gin gettate in mare) e sull’avventatezza femminile (idealista per ignoranza, mentre il maschio diventa eroico nella sua accondiscendenza). E’ palpabile l’alchimia dualistica che s’è venuta a creare sul set grazie alla veridicità: delle location proibitive (il Congo belga) e delle concezioni di vita opposte fra Bogart/Huston (bevitori incalliti) e Hepburn (che li rimproverava sul serio). Un ruolo indimenticabile per Bogart, lontano dai suoi standard, che gli è valso l’Oscar: simpatico bonaccione sgraziato (come si diverte Huston a fargli imitare scimmie e ippopotami!), messo in riga dal rigore religioso (“Vecchia zitella pazza, ossuta e bigotta!”) di una donna che, innamorata, poi smussa gli spigoli e rivela la dote del coraggio. È l’umanità che l’hemingwayano Huston privilegia: ingenua, tenera, ardita, avventuriera, istintiva. La commedia sofisticata giocata sui battibecchi si trasforma in missione impossibile, degna de Le Avventure del Capitano Hornblower (il personaggio che ha fatto la fortuna di C.S. Forester, autore del romanzo di base) e di tutte le “cacce al tesoro” hustoniane, realistiche e al contempo paradossali, perché la tenacia contro le avversità della vita ha a che fare anche con le beffe del Destino. Opera, per l’epoca, molto ardita, sia nei doppi sensi sessuali (Hepburn che, dopo le rapide, in estasi esclama: “Che esperienza fisica stimolante!”), sia per la voglia di “vera” Africa dei suoi autori (fra cui lo sceneggiatore Peter Viertel che, due anni dopo, pubblicherà la sua esperienza in Cacciatore Bianco, Cuore Nero). Robert Morley non si è mosso da Londra (le sue parti girate in studio sono riconoscibili), certi effetti fotografici oggi sembrano ingenui (il verde artificiale scelto da Jack Cardiff per ritrarre il fiume).