Biografico

LA FINE E’ IL MIO INIZIO

Titolo OriginaleDas Ende ist mein Anfang
NazioneGermania/Italia
Anno Produzione2011
Durata98'
Fotografia
Scenografia

TRAMA

Film tratto dall’omonimo libro, scritto da Folco Terzani che ritorna alla casa paterna per raccogliere con un registratore gli ultimi pensieri del padre…

RECENSIONI


Estendendo (a dismisura) gli ultimi giorni della vita di Tiziano Terzani (Bruno Ganz), Jo Baier non approfondisce il passato giornalistico dell'autore ma decide di concentrarsi piuttosto sul dialogo aneddotico padre-figlio. Attraverso uno stile superficiale e retorico -  più da sit-com che da film biografico - il regista imbottisce il film di primi piani di Bruno Ganz/Tiziano Terzani vecchio e sofferente, plasmando il personaggio nel suggestivo quanto (inutilmente) struggente scorcio naturalistico toscano.
In un' illustrazione romanzata, il passato di Terzani si perde, naufraga nell'episodio sterile che, se sulla carta può rimandare a un immaginario ormai perduto, in pellicola risulta essere freddo e statico, incapace di affascinare o di avvicinare lo spettatore alle opere del giornalista.La fine è il mio inizio didascalizza e scolarizza il libro da cui ne è tratto, si fa mostrazione degli ultimi giorni di vita del giornalista, racconta di un rapporto controverso tra padre e figlio (troppo romanzato e addolcito rispetto alla realtà), ma non rispetta l'obbiettivo del riportare nel presente le tracce encomiabili del passato giornalistico di Terzani. Il trascorso dell'autore (l'interesse per il Tibet e per la Cina) vive non per mezzo del dialogo filiale, bensì attraverso oggetti sterili che rimandano forzatamente - nella cultura occidentale soprattutto – a quei luoghi remoti (la camera da letto di Terzani, l'eremo estremo e creazione fittizi
a di un mondo).
Il film esemplifica e non analizza il contesto in cui Terzani ha operato e di conseguenza  la questione tra estremi vita/morte manca di nervatura così da apparire solamente come un ultimo (insopportabile) afflato new-age: paradigmatica in questo senso, la sequenza in cui il personaggio di Terzani muore e Folco/Elio Germano, sembra impossessarsi della sua essenza attraverso un respiro profondo all'aria aperta. È nella disarmonia tra immagine/suono/dialogo che il film fallisce nei suoi toni sbiaditi e ridondanti: la conoscenza   delle belle pagine di Terzani può avvenire solo attraverso la carta, non con un prodotto derivativo e confezionato per la televisione.