Commedia

LA FELICITÀ PORTA FORTUNA

Titolo OriginaleHappy Go-Lucky
NazioneGran Bretagna
Anno Produzione2008
Genere
Durata118'
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Poppy, giovane maestra elementare, soddisfatta della sua vita, affronta tutto con il sorriso sulle labbra.

RECENSIONI

La commedia, il cinema di Leigh, l'ha sempre frequentata, ma se è vero che anche dietro i suoi drammi emerge un'ironia costante, spesso acida, spesso tenera, un apologo di ottimismo come questo doveva ancora regalarcelo: Poppy è felice, non è un'illusa, non è una stupida, non è una che si racconta balle, è semplicemente una persona che ama la sua vita, incontrare nuove persone è per lei uno stimolo, vede ogni novità come una possibile occasione per sperimentarsi (che sia il flamenco, un tappeto elastico o una lezione di scuola guida), ma la sua è una solarità che non esclude la visione dei lati più sgradevoli dell'esistenza con i quali si confronta con lo stesso spirito positivo.
Partendo come al solito dai personaggi, costruiti con il consueto gusto per il dettaglio, ritagliati da un quotidiano che il regista riesce sempre a incorniciare meravigliosamente, Mike Leigh insegue la sua protagonista in un film che scandisce un percorso in cui le varie stazioni (cfr. Naked) non mettono solo in luce le varie facce del carattere della protagonista - che scopriamo aver girato il mondo, aver conosciuto anche terre tormentate -, ma che contribuiscono a costruire la trama sottile di questo film apparentemente leggero e invece profondo e vero come pochi.
La felicità della protagonista sembra una sfida al mondo che, naturalmente, la male interpreta: così la sorella di Poppy, sposata a un uomo insignificante e in attesa di un bambino, rinchiusa nella gabbia borghese che ha tenacemente voluto, rimprovera la provvisorietà e la mancanza di previdenza della protagonista solo perché la disinvoltura di Poppy nel gestire il suo presente e il suo futuro rappresenta un modello che invece lei non ha avuto il coraggio e la forza di adottare: la vorrebbe frustrata e infelice come lei. Il mondo non vuole capire la felicità della giovane perché capirebbe il proprio malcontento; di più, vuole vendicarsene perché riconosce in essa la propria insicurezza, la propria insoddisfazione; chi attacca la protagonista pone rigorosamente fuori se stesso dalla ricerca delle responsabilità della sua inadeguatezza e dà con rabbia un nome diverso al suo malumore. Poppy commette il peccato più grande: è se stessa nonostante tutto, e il mondo cerca di fargliela scontare. Ma lei è più forte dell’invidia altrui per la sua mancanza di delusione di sé, Poppy è in questo senso un simbolo, un'invenzione straordinaria che mette in luce un aspetto della realtà, quello per il quale la soddisfazione di sé, di ciò che si possiede, è vista come una provocazione, scatena invidie che non ci si confessa e che si nascondono dietro rimproveri, scherni, nevrosi (l'istruttore di scuola guida si sfoga sulla protagonista, e quando attacca Poppy parla, francamente e banalmente di sé).
Tutto questo emerge attraverso una messa in scena portentosa, interpretazioni mirabili, dialoghi perfetti: Leigh non si smentisce e presenta il solito film fatto di facce vere e non di maschere divistiche, e che per questo sembra alieno, esattamente come la sua splendida protagonista, Sally Hawkins, premiata a Berlino.

Il percorso cinematografico di Leigh raggiunge lo zenit dello stato zen ed ottimista con questa pellicola: dalla rabbia caustica e proletaria, passando per l’intimismo e il nichilismo di Naked, il suo iter artistico ed esistenziale giunge ad un’opera con le musiche e i colori del musical, favolistica nel scegliere come protagonista una sorta di gaio folletto che ricorda la Giulietta Masina de La Strada (mentre il Fellini de La Voce della Luna è richiamato dallo sprazzo malinconico-surreale, colmo di umanità, dell’incontro fra Poppy e un barbone folle), sorta di clown fuori dal mondo o Il Piccolo Diavolo benigniano. Dietro le quinte lavora un’intera filosofia di vita, finanche troppo urlata nelle ultime battute, eppure impagabile per come si manifesta attraverso le azioni di questa ragazza positiva, che sorride di fronte alle disgrazie (i Ladri di Biciclette dell’inizio), non si perde d’animo in compagnia dei musoni (il libraio), scherza sempre, sfiora la santità masochista quando incontra il suo esatto contrario (impagabili i confronti con l’istruttore di guida di Eddie Marsan) ma sa anche cambiare volto, indossare uno sguardo carico di pietà quando serve (il bambino bullo a scuola). Fa il mestiere migliore per sanare questo mondo, recuperando i devianti a scuola e Leigh, programmaticamente, pone sul suo cammino persone che, nella medesima situazione, hanno le reazioni opposte e deleterie, quelle che comunemente hanno tutti. Dietro la commedia, le situazioni buffe, le vicissitudini di un personaggio che appare irreale, Leigh dimostra quanto l’atteggiamento negativo condizioni l’esistenza.